
Niente agenzia federale per l’intelligenza artificiale. L’amministrazione Trump ha chiarito la propria posizione su uno dei nodi più discussi del dibattito tecnologico contemporaneo, e la risposta è netta: negli Stati Uniti non nascerà, almeno per ora, un organismo dedicato alla supervisione dell’IA. A comunicarlo è stato Sriram Krishnan, consigliere tecnologico in uscita dalla Casa Bianca, che ha delineato una linea coerente con quanto il presidente ha ripetuto fin dal suo ritorno alla Casa Bianca: meno vincoli, più iniziativa privata, nessuna nuova burocrazia sull’IA.
La scelta si inserisce in un quadro apparentemente contraddittorio. Da un lato, infatti, l’amministrazione ha prodotto in questi mesi una discreta mole di documenti programmatici, tra cui il National Policy Framework, e ha incoraggiato le aziende a sottoporre volontariamente i propri modelli a revisioni di sicurezza. Dall’altro, però, ha respinto con nettezza l’ipotesi di istituire un regolatore ad hoc, sul modello di quanto avvenuto in Europa con l’AI Act e le relative autorità nazionali. La logica di fondo è quella della cosiddetta light-touch regulation, ovvero linee guida sì, agenzie no.
Un elemento centrale del framework è la preemption federale, ovvero la volontà di Washington di prevalere sulle iniziative dei singoli Stati americani, molti dei quali negli ultimi due anni hanno tentato di legiferare autonomamente su temi come deepfake, riconoscimento facciale e trasparenza degli algoritmi. In pratica, il governo federale intende evitare un mosaico normativo frammentato, ma senza per questo creare un nuovo organismo di controllo. Il coordinamento resterà distribuito tra le agenzie esistenti, dalla FTC al NIST, ciascuna nel proprio ambito di competenza.
La posizione di Krishnan conferma inoltre una linea già emersa con la revoca dell’executive order di Biden sull’IA all’inizio del 2025 e con l’enfasi posta sulla competizione con la Cina come priorità strategica.
Al di là delle sensibilità politiche, la scelta apre uno scenario interessante. Mentre l’Unione Europea prosegue nell’applicazione dell’AI Act e il Regno Unito oscilla tra modelli intermedi, gli Stati Uniti si candidano a diventare il laboratorio di un approccio radicalmente diverso, in cui l’innovazione precede la norma. Un modello, questo, che offre indubbi vantaggi in termini di velocità e attrattività per gli investimenti, ma che scarica sulle aziende, e in ultima istanza sugli utenti, la responsabilità di individuare e correggere derive pericolose. Sarà proprio il confronto tra questi paradigmi regolatori, nei prossimi anni, a definire non solo la geografia industriale dell’IA, ma anche il grado di fiducia che i cittadini riporranno in tecnologie destinate a permeare ogni ambito della vita quotidiana.
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