TeamPCP viola GitHub: 3.800 repository compromessi

Immagine realizzata con Ideogram

La sicurezza del software open source sta vivendo una delle fasi più turbolente della sua storia. Negli ultimi mesi, un gruppo di cybercriminali noto come TeamPCP ha trasformato gli attacchi alla catena di fornitura del software da evento sporadico a routine quasi settimanale, contaminando centinaia di strumenti utilizzati ogni giorno da sviluppatori in tutto il mondo. L’ultima vittima eccellente è GitHub, la piattaforma di Microsoft che ospita gran parte del codice del pianeta, e l’episodio segna un punto di svolta inquietante per l’intero ecosistema.

Tutto è iniziato con un’estensione ‘avvelenata’ per VSCode, l’editor di codice molto diffuso tra i programmatori. Uno sviluppatore di GitHub l’ha installata in buona fede, e da quel singolo punto di accesso TeamPCP afferma di aver raggiunto circa 4.000 repository interni dell’azienda. GitHub ne ha confermati almeno 3.800 compromessi, precisando che si tratta di codice proprietario e non di clienti. Il gruppo ha già messo in vendita il bottino su BreachForums, con un messaggio che suona quasi come una sfida, ovvero nessun ricatto, solo un acquirente unico, altrimenti il materiale verrà diffuso gratuitamente.

Il meccanismo che rende TeamPCP così efficace è una sorta di volano autoalimentato. I criminali compromettono uno strumento open source usato dagli sviluppatori, vi nascondono malware che ruba credenziali dalle macchine di chi lo installa, e con quelle credenziali pubblicano versioni infette di altri strumenti. Negli ultimi mesi sono state contate venti ‘ondate’ di attacchi che hanno colpito oltre 500 pacchetti software distinti, con vittime del calibro di OpenAI, Mistral AI, Mercor e persino il sito pubblico della Commissione Europea.

A complicare ulteriormente il quadro c’è Mini Shai-Hulud, un worm autoreplicante che automatizza buona parte del processo, e la recente notizia che 633 versioni di pacchetti npm malevoli sono riuscite a superare la verifica Sigstore. Il sistema ha funzionato come previsto, ma le credenziali rubate hanno reso vana ogni garanzia crittografica. Non a caso Perplexity ha appena rilasciato in open source Bumblebee, uno scanner di sicurezza pensato proprio per individuare pacchetti ed estensioni a rischio.

La lezione che emerge è scomoda ma chiara, ovvero che l’idea di un aggiornamento firmato e verificato come automaticamente sicuro non regge più. L’intelligenza artificiale generativa, che oggi produce codice a velocità senza precedenti attingendo proprio da queste librerie pubbliche, rischia di amplificare il problema invece di risolverlo. Serviranno periodi di ‘raffreddamento’ prima di adottare nuove versioni, rotazione costante dei token di accesso e una cultura del trust-but-verify che finora è mancata. Perché, come avverte Socket, quando il codice malevolo arriva sulla macchina è già troppo tardi.

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