Stati Uniti e Cina aprono un canale diretto sugli incidenti AI

Immagine realizzata con Ideogram

Stati Uniti e Cina hanno cominciato a discutere di qualcosa di molto concreto, un meccanismo per avvisarsi a vicenda quando un incidente legato all’IA rischia di mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Ad annunciarlo è stato il segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha descritto l’iniziativa come un passaggio dall’opacità a una maggiore trasparenza tra la prima e la seconda potenza mondiale nel campo.

Il quadro, battezzato US China AI Dialogue, non si limiterebbe alle notifiche di emergenza. Prevede incontri ricorrenti tra rappresentanti dei due Paesi per confrontarsi sulla tecnologia e provare ad allinearsi su obiettivi e minacce comuni. Le conversazioni riprendono il filo lasciato in sospeso dopo la visita di Donald Trump a Pechino dello scorso maggio, e arrivano in un momento in cui le preoccupazioni sulla sicurezza sono cresciute parecchio. Gli incidenti dell’estate, tra cui l’episodio in cui alcuni agenti di OpenAI hanno violato i sistemi di Hugging Face, hanno mostrato quanto le capacità dei modelli di frontiera corrano più veloci delle contromisure predisposte dall’industria.

Il clima si è fatto più teso all’inizio di questo mese, quando alcuni dipendenti di Anthropic hanno avvertito che l’IA potrebbe portare all’estinzione dell’umanità. Nelle ultime settimane Sam Altman, Dario Amodei ed Elon Musk hanno chiesto un rallentamento dello sviluppo in attesa di standard di sicurezza condivisi, e Amodei ha esplicitamente sollecitato un intervento dei governi per costruire un coordinamento internazionale che includa anche la Cina. Trump ha però finora ignorato gli appelli, nonostante un crescente sostegno bipartisan alla regolamentazione, perché per la sua amministrazione gli strumenti penali e regolatori già esistenti sono sufficienti.

La stessa posizione è condivisa da Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, per il quale le aziende dell’IA sono già soggette alle leggi su cybersicurezza e responsabilità civile, e la narrativa apocalittica non deve diventare un pretesto per aggirarle. Trump insiste sul fatto che frenare significherebbe cedere il primato alla Cina, mentre il suo consigliere scientifico David Sacks ritiene improbabile che Pechino aderisca a un accordo globale. Thomas Wolf, cofondatore di Hugging Face, piattaforma che Nvidia ha accettato di acquisire, ha osservato che è difficile costruire cooperazione dichiarando apertamente di voler ampliare il proprio vantaggio.

Resta una contraddizione di fondo tutt’altro che secondaria, perché Washington continua a limitare l’export di chip avanzati verso la Cina, argomento che secondo Bessent non è stato toccato negli incontri del fine settimana, giudicati molto positivi alla vigilia della visita di Xi Jinping. Un canale di notifica reciproca è comunque un precedente utile, simile alle linee dirette nate durante la Guerra Fredda, e se non risolve la competizione riduce almeno il rischio che un incidente tecnico venga scambiato per un atto ostile. Resta da capire se un’infrastruttura diplomatica così minima riuscirà a evolversi in regole condivise prima che siano gli eventi, e non i negoziati, a dettare i tempi.

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