Slack Code porta gli agenti di coding nelle chat di gruppo

Immagine realizzata con Ideogram

Uno sviluppatore solo davanti al terminale, impegnato in un dialogo privato con un agente: è l’immagine che finora ha accompagnato l’intelligenza artificiale applicata alla programmazione. Slack, la piattaforma di messaggistica di proprietà di Salesforce, ha deciso di ribaltare la scena. Con Slack Code, annunciato il 20 agosto, gli agenti di coding entrano direttamente nelle chat di gruppo, dove chiunque può osservarli lavorare, correggerli e approvarne il risultato. Un cambio di prospettiva che vale la pena esaminare con attenzione, perché dice molto su dove sta andando il mercato dell’AI aziendale.

Il funzionamento è lineare. Quando un utente menziona un agente – tra i partner ci sono Claude Code di Anthropic, Devin di Cognition, GitHub Copilot e l’agente di Vercel – viene creato un canale dedicato al progetto. Lì l’agente lavora allo scoperto, mostrando in schede apposite le modifiche al codice, le anteprime dal vivo e il piano di lavoro. A compito concluso il canale viene archiviato, lasciando una traccia consultabile di tutto il processo. La funzione è disponibile su qualsiasi piano Slack, purché il cliente disponga già dell’accesso agli agenti partner.

La tesi che sorregge il prodotto è che l’AI abbia rovesciato l’economia dello sviluppo software. Scrivere codice era la fase costosa e scarsa, oggi è quella economica, mentre il vero collo di bottiglia si è spostato verso le idee, il giudizio e il gusto, come ha sostenuto Rob Seaman, CEO ad interim di Slack. Cognition porta qualche numero a sostegno, a partire dalle pull request approvate internamente, cresciute di dieci volte in pochi mesi a fronte di un organico aumentato del quaranta per cento. E molte segnalazioni di bug, racconta il presidente Jeff Wang, arrivano dal team commerciale, non dagli ingegneri.

Sul piano della sicurezza la scelta è netta, senza identità nuove né permessi privilegiati. Gli agenti ereditano esattamente le autorizzazioni della persona che li invoca, sia dentro Slack sia nei sistemi collegati, e Devin gira in sandbox isolate, con una modalità opzionale priva di accesso a internet. Poiché il risultato finale è una normale pull request su GitHub, i controlli di rilascio già esistenti restano validi.

Resta l’incognita della qualità. Slack sostiene che la visibilità sia l’antidoto alla proliferazione di output mediocri, perché il lavoro esposto viene commentato e corretto. Un argomento ragionevole ma non dimostrato, se è vero che Gartner prevede la cancellazione di oltre il quaranta per cento dei progetti agentici entro il 2027 e che solo il 39 per cento delle organizzazioni interpellate da McKinsey riporta un impatto concreto sui conti. La scommessa vera, per Salesforce alle prese con un titolo in difficoltà e con un cambio di rotta rispetto alle chiusure verso i rivali AI del 2025, è spostare l’unità di adozione dall’individuo al gruppo. Se la scommessa regge, chi ha cambiato il modo di parlare al lavoro finirà per cambiare anche il luogo in cui il software nasce, e con esso l’idea stessa di chi ha titolo per contribuire a scriverlo.

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