Se questo è lavoro: per un’azienda cinese la dipendente dell’anno è un’AI

Cui Xiaopan, l'AI dipendente dell'anno 2021 per l'azienza cinese Vanke

Il gigante immobiliare cinese Vanke (con un fatturato 2020 di oltre 53 miliardi di dollari) ha eletto, come fanno molte aziende, il miglior dipendente del 2021. Con un piccolo particolare: il “dipendente” in questione è un software di intelligenza artificiale.

L’azienda ha dichiarato che Cui Xiaopan, un software per il recupero crediti, ha meritato il premio “2021 Vanke Headquarters Outstanding Newcomer Award”, come rivela la pubblicazione The Paper citando i messaggi sui social media del presidente del consiglio d’amministrazione dell’azienda. Sviluppato da un team interno utilizzando i toolkit di Xiaoice, un sistema di intelligenza artificiale di proprietà di Microsoft, Cui viene raffigurato come una giovane donna che è stata “assunta” in azienda nel febbraio dello scorso anno.

Sotto il supporto degli algoritmi del sistema, ha appreso rapidamente i metodi degli umani per scoprire i problemi nelle procedure di lavoro e nei dati. È centinaia di volte più efficiente degli esseri umani nei vari solleciti di crediti/scaduti e nel rilevamento delle anomalie. […] Il tasso di cancellazione dei crediti scaduti da lei sollecitati ha raggiunto il 91,44%” ha scritto Yu Liang, presidente del consiglio di amministrazione di Vanke, in un post su WeChat il 20 dicembre.

Fin qui la “notizia”, anche se sarebbe più corretto definirla una presa in giro. Anzitutto per i dipendenti dell’azienda, oltre 130.000 a giudicare dai dati su Wikipedia, che si vedono mortificare pubblicamente dai loro top manager. Il board ha trasformato un’occasione motivazionale, che dovrebbe esortare i dipendenti a lavorare sodo per arrivare, un giorno, a prendere una medaglia e una stretta di mano su un palco, in un deprimente esempio di come l’AI sia già inarrivabile.

Ma anche una presa in giro dell’intero concetto di innovazione tecnologica: non si mette in competizione uno strumento meccanico con chi questo strumento dovrebbe usarlo. Sarebbe come fare a gara fra un gruppo di umani e un’automobile per vedere chi va più veloce. Da milioni di anni umani e tecnologia lavorano in sinergia fra loro, non in competizione, e il management dell’azienda con questo esempio ha dimostrato un eccezionale livello di miopia. A questo punto eleggiamo la macchinetta del caffè come dipendente dell’anno in tutte le aziende e chiudiamola qui.

Infine una presa in giro del concetto stesso di intelligenza artificiale, che anzitutto – come abbiamo ripetuto tante volte – vera intelligenza non è. E già che ci siamo, non è neanche tanto artificiale, visto che dietro ogni software AI c’è sempre un gruppo di umani che lo ha realizzato, che lo ha configurato, che lo ha utilizzato per arrivare a un risultato. Se nel CdA erano così contenti dei risultati ottenuti dal software di recupero crediti, avrebbero potuto premiare il team interno che lo ha predisposto e lo ha guidato.

Insomma, dalla Cina abbiamo visto un esempio molto cringe di cosa non fare.

Sono Head of Artificial Intelligence di SNGLR Holding AG, un gruppo svizzero specializzato in tecnologie esponenziali con sedi in Europa, USA e UAE, dove curo i programmi inerenti all'intelligenza artificiale. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Ho trascorso la maggior parte della carriera – trent'anni - nel settore della cybersecurity, dove fra le altre cose sono stato consigliere del Ministro delle Comunicazioni e consulente di Telespazio (gruppo Leonardo). Oggi mi occupo prevalentemente di intelligenza artificiale, con consulenze sull'AI presso aziende private e per la Commissione Europea, dove collaboro con la European Defence Agency e il Joint Research Centre. Questo blog è personale.