Salesforce ridisegna Slack attorno all’intelligenza artificiale

Immagine realizzata con Ideogram

Slack sta cambiando pelle. A San Francisco, Salesforce ha presentato una versione profondamente rinnovata della piattaforma di messaggistica aziendale, con oltre trenta nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, concentrate quasi tutte sul potenziamento di Slackbot. Si tratta dell’aggiornamento più ambizioso dai tempi dell’acquisizione da parte di Salesforce, avvenuta nel 2021 per quasi ventotto miliardi di dollari, e segna un cambio di direzione netto: Slack non vuole più essere soltanto uno strumento di comunicazione, ma il cuore operativo dell’azienda.

La novità più rilevante riguarda le cosiddette competenze riutilizzabili, ovvero la possibilità per gli utenti di definire compiti specifici che Slackbot può poi eseguire in contesti diversi. Un dipendente può ad esempio chiedere con un semplice comando di preparare il budget per un evento, e l’agente raccoglierà le informazioni necessarie dai canali Slack, dalle applicazioni collegate e dalle fonti dati aziendali, producendo un piano operativo e organizzando automaticamente una riunione con i colleghi pertinenti. Slackbot arriva con una libreria di competenze preconfigurate, ma ogni azienda può crearne di personalizzate.

A tutto ciò si aggiunge il supporto al Model Context Protocol, che consente a Slackbot di collegarsi a servizi e strumenti esterni, inclusa Agentforce, la piattaforma di sviluppo di agenti lanciata da Salesforce nel 2024. L’agente può così instradare richieste verso altri sistemi aziendali, individuando in autonomia il percorso più efficiente per ottenere l’informazione necessaria. L’integrazione punta a ridurre in modo deciso l’intervento umano nei passaggi ripetitivi della giornata lavorativa.

Sul fronte delle funzionalità quotidiane, Slackbot è ora in grado di trascrivere e riassumere le riunioni su qualsiasi piattaforma video, segnalando le azioni assegnate a ciascun partecipante. Ancora più interessante, l’agente può operare fuori dall’applicazione Slack, monitorando le attività sul desktop dell’utente per suggerire azioni di follow-up su trattative, conversazioni e impegni in calendario. Salesforce ha dichiarato che sono previste protezioni della privacy e che gli utenti possono regolare i permessi in qualsiasi momento, un aspetto che sarà inevitabilmente sotto osservazione da parte delle aziende più attente alla riservatezza dei dati.

La direzione intrapresa da Salesforce è coerente con una tendenza che sta attraversando l’intero settore, quella di trasformare ogni piattaforma software in un ambiente agentivo, dove l’intelligenza artificiale non si limita a rispondere alle domande ma agisce in autonomia per conto dell’utente. La sfida, tuttavia, è duplice. Da un lato, convincere le aziende che un agente capace di accedere a dati trasversali e operare sul desktop non rappresenti un rischio per la sicurezza. Dall’altro, dimostrare che queste funzionalità producano un valore misurabile e non si riducano a una sovrastruttura impressionante sulla carta ma poco utilizzata nella pratica. Se Salesforce riuscirà a far percepire Slack come indispensabile per i processi di business e non solo per la messaggistica, i cinque anni dall’acquisizione e la crescita di due volte e mezzo dei ricavi, citata da Benioff, saranno stati solo il prologo.

Per approfondire: link all’articolo originale