Riconoscimento facciale ai checkpoint israeliani

Sempre più spesso ci troviamo a dover scegliere fra tutelare la nostra privacy e guadagnare un qualche tipo di comodità o vantaggio. Per fare un esempio, vale la pena consentire a N organizzazioni di acquisire e gestire i nostri dati biometrici, se grazie a questo riusciamo a passare più facilmente un checkpoint?

Ce lo saremo chiesti in aeroporto, quando passiamo il controllo passaporti automatizzato, e se lo saranno chiesto i quasi 100.000 lavoratori palestinesi che ogni giorno devono passare i checkpoint israeliani per andare a lavorare in Cisgiordania e nella striscia di Gaza.

Fino a poco tempo fa bisognava aspettare anche fino a due ore, ogni volta, prima di poter passare. Oggi invece nei checkpoint equipaggiati con il riconoscimento facciale è sufficiente poggiare il documento su uno scanner e guardare dritti in una telecamera. Il sistema di riconoscimento facciale identificherà la persona, controllerà se vi sia un permesso di lavoro valido e deciderà se farla passare o meno.

L’azienda che detiene la tecnologia (che vanta un tasso di successo del 99,9%) è stata accusata di tracciare il personale palestinese per conto dell’esercito israeliano. L’azienda ha negato di usare i dati per scopi illegali, ma sono in molti a credere che il tracciamento dei Palestinesi sia un importante valore aggiunto per le forze di sicurezza israeliane, che grazie alle nuove carte di identità elettroniche possiedono già di dati biometrici di oltre 450.000 individui (su 2,7 milioni di Palestinesi in Cisgiordania).

Mi sono appassionato all'intelligenza artificiale da quando ho potuto vedere all'opera i primi sistemi esperti negli anni '80. Già dal 1989 mi occupavo di cybersecurity (analizzando i primi virus informatici) ma non ho mai smesso di seguire gli sviluppi dell'AI. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Sono socio fondatore del chapter italiano di Internet Society, membro dell’Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche (AIIC), della Association for the Advancement of Artificial Intelligence (AAAI) e dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA). Dal 2002 al 2005 ho servito il Governo Italiano come advisor del Ministro delle Comunicazioni sui temi di cyber security. Oggi partecipo ai lavori della European AI Alliance della Commissione Europea e a workshop tematici della European Defence Agency e del Joint Research Centre. Questo blog è personale.