Rapporto per il presidente Biden: nell’AI la Cina sta superando gli USA

Cina e tecnologia

Recentemente il Belfer Center for Science and International Affairs dell’Harvard Kennedy School ha pubblicato un rapporto originariamente preparato per la nuova amministrazione Biden: “The Great Rivalry: China vs. the U.S. in the 21st Century“. Il rapporto faceva parte di una serie di documenti predisposti a fine 2020 per facilitare la transizione di governo e permettere alla nuova presidenza USA di mettersi rapidamente al lavoro.

Oggi uno di questi documenti, incentrato sulla rivalità tecnologica fra USA e Cina, è stato pubblicato con il titolo “The Great Tech Rivalry: China vs. The U.S.” (il link vi porta a un pdf)

Si tratta di una quarantina di pagine che offrono un riassunto molto conciso della rivalità tecnologica fra Stati Uniti e Cina, con capitoli come AI, 5G, quantum computing, semiconduttori, biotecnologie, energia verde, concludendo su quali siano i driver principali della competizione fra i due Paesi.

Quello che interessa a noi ovviamente è l’intelligenza artificiale, dove ben conosciamo l’importanza della Cina come player mondiale. Come si fa notare fin dalle prime righe, per gli USA la Cina è un concorrente “ad ampio spettro”, ovvero con una rivalità che tocca pressoché tutti gli aspetti e tutti gli ambiti tecnologici del settore.

Secondo il rapporto, la Cina batte gli Stati Uniti nelle tecnologie vocali (come il riconoscimento e la produzione vocale) inclusa la lingua inglese, nel fintech, nel riconoscimento facciale. Per quanto riguarda gli investimenti, i soldi spesi ormai sono a livelli simili in entrambi i Paesi. La Cina però sta superando gli USA in aspetti fondamentali come la ricerca: sarebbe cinese la maggior parte delle citazioni scientifiche complessive nella disciplina, su del 35% rispetto al 2019, mentre solo per il deep learning la Cina avrebbe ben sei volte più brevetti rispetto agli Stati Uniti. E per chi pensa che la forza cinese si giustifichi con la massa anziché con la qualità, il rapporto cita l’Allen Institute for Artificial Intelligence, secondo cui entro il 2025 la Cina ruberà agli Stati Uniti la leadership dell’1% di paper scientifici più citati.

Un’altra statistica che deve aver fatto riflettere l’amministrazione Biden riguarda la produzione di talenti, facilitata ovviamente dal maggior numero di abitanti: in Cina si laureano quattro volte più studenti STEM (materie scientifiche) degli Stati Uniti, e sempre la Cina nel 2025 avrà il doppio dei dottorati STEM rispetto agli USA. Infine, per far comprendere quale sia il vero problema degli Stati Uniti, viene fatto notare come il numero di dottorandi in intelligenza artificiale nati negli USA non sia incrementato rispetto al 1990. In altre parole, sono gli studenti immigrati che stanno guidando la crescita della disciplina negli USA, con tutto ciò che ne consegue in termini di strategia nazionale.

Agli Stati Uniti resta solo il primato dell’accesso ai talenti internazionali. Ancora oggi l’offerta di impiego da un’importante azienda USA è considerata molto interessante per gli ingegneri di qualsiasi parte del mondo. La Cina, invece, è tuttora considerata da molti come un Paese chiuso, “difficile” e non invitante. Questo consente agli USA di mantenere la leadership degli esperti AI: citando un rapporto di Macro Polo, si fa notare come la metà dei “fuoriclasse” dell’intelligenza artificiale lavori per aziende americane.

Come scrivevo prima, il rapporto non si esaurisce con l’AI ma spazia in molti altri ambiti della tecnologia. Per approfondire: The Great Rivalry: China vs. the U.S. in the 21st Century

Sono Head of Artificial Intelligence di SNGLR Holding AG, un gruppo svizzero specializzato in tecnologie esponenziali con sedi in Europa, USA e UAE, dove curo i programmi inerenti all'intelligenza artificiale. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Ho trascorso la maggior parte della carriera – trent'anni - nel settore della cybersecurity, dove fra le altre cose sono stato consigliere del Ministro delle Comunicazioni e consulente di Telespazio (gruppo Leonardo). Oggi mi occupo prevalentemente di intelligenza artificiale, con consulenze sull'AI presso aziende private e per la Commissione Europea, dove collaboro con la European Defence Agency e il Joint Research Centre. Questo blog è personale.