
Chiedi a un assistente digitale quanto ibuprofene prendere per il mal di testa e la prima riga che leggi spinge un marchio. Secondo The Information, OpenAI starebbe lavorando a un sistema che garantirebbe agli inserzionisti un trattamento preferenziale nelle risposte di ChatGPT ai suoi novecento milioni di utenti settimanali, trasformando l’assistente in un canale promozionale su larga scala.
Dalle conversazioni interne tra dipendenti emergerebbe un’impostazione familiare per chi usa i motori di ricerca. Il modello darebbe precedenza ai risultati sponsorizzati rispetto a quelli organici. Proprio l’esempio dell’ibuprofene rende l’idea: un utente chiede il dosaggio corretto e si ritrova con una risposta dominata dalla promozione di un brand come Advil, mentre le informazioni richieste scivolano in secondo piano o finiscono sotto strati di contenuto pubblicitario.
Si aprono domande di peso sulla natura dell’interazione con l’IA. Diversamente da una ricerca classica, dove gli annunci sono identificati con chiarezza, il dialogo con un assistente dà l’idea di essere personale e neutro. Secondo le fonti, OpenAI è consapevole del rischio e sta valutando come introdurre la pubblicità senza allontanare gli utenti. Una proposta prevede la comparsa degli annunci solo dal secondo scambio in poi, per evitare un impatto commerciale immediato.
Il segnale era già emerso a inizio dicembre, quando alcune righe di codice nell’app beta per Android facevano riferimento a funzioni come caroselli di annunci e inserzioni integrate. Un portavoce di OpenAI ha confermato che l’azienda sta esplorando diverse modalità di integrazione della pubblicità nel prodotto, ribadendo la priorità di salvaguardare la fiducia degli utenti.
Se ChatGPT diventerà davvero un canale pubblicitario, è difficile immaginare che i concorrenti restino fermi. Il rischio è che l’affidabilità delle risposte venga piegata a interessi commerciali, con assistenti nati – o perlomeno presentati – come strumenti neutri che si trasformano in agenti di vendita ben oliati. La vera prova sarà misurare fino a che punto la monetizzazione può convivere con un’utilità reale e se gli utenti accetteranno che il consiglio arrivi insieme a una promozione.
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