Polizia UK introduce i furgoni con riconoscimento facciale, tre arresti nel primo giorno

Immagine realizzata con Ideogram

A Oxford, in una mattina di dicembre, due furgoni con telecamere e software dedicato hanno scandagliato oltre 34.600 volti in poco più di tre ore. Tre persone sono finite in manette. Una prova sul campo che apre la strada a un ampliamento deciso nel Regno Unito, sostenuto da fondi governativi per altri dieci veicoli destinati a diverse forze di polizia.

Il riconoscimento facciale in tempo reale confronta le immagini dei passanti con un archivio predefinito di persone ricercate. Come ha spiegato il Detective Chief Superintendent Craig Kirby, responsabile per criminalità e intelligence della Thames Valley Police, lo strumento aiuta a individuare rapidamente persone di interesse, arrestare soggetti con mandati pendenti e rintracciare scomparsi ad alto rischio. Prima di ogni dispiegamento gli agenti compilano una lista mirata di individui da monitorare, che include chi ha un mandato di arresto o si sta sottraendo a procedimenti giudiziari.

Sul piano tecnico il sistema analizza tratti distintivi del volto, come la distanza tra gli occhi e la lunghezza della mascella. Secondo la polizia, riesce a setacciare folle e identificare sospetti a velocità e con una precisione fuori portata per un operatore umano. Per tutelare la privacy, i modelli biometrici che non trovano riscontro nella lista vengono cancellati automaticamente entro pochi secondi, evitando la conservazione di dati personali.

I dati diffusi dal governo la scorsa estate mostrano riscontri operativi. A Londra, in dodici mesi, il riconoscimento facciale ha contribuito a 580 arresti, tra cui 52 trasgressori sessuali registrati che avevano violato le condizioni imposte. Restano però le critiche dei gruppi per le libertà civili, che denunciano l’invasività della sorveglianza di massa e riportano casi documentati di identificazioni errate.

Dopo trentacinque anni passati a osservare l’evoluzione tecnologica, il copione è noto: si parte da impieghi mirati contro reati gravi, poi il perimetro si allarga e diventa abitudine. Il riconoscimento facciale in tempo reale alza l’asticella, perché rende lo spazio pubblico meno anonimo. La domanda non è se la tecnica sia efficace, poiché lo è oggi e lo diventerà sempre di più, ma come tenere insieme sicurezza e diritti.

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