Per una vera rivoluzione l’AI dovrà capire il nesso fra causa ed effetto

AI and skull

Yoshua Bengio, uno dei ricercatori che hanno contribuito maggiormente allo sviluppo del deep learning, ha affermato che l’intelligenza artificiale non riuscirà a raggiungere il massimo potenziale finché non comprenderà i rapporti fra causa ed effetto.

Intervistato da Wired, Bengio ritiene che l’AI come è ora non vada molto oltre il riconoscimento dei pattern, il che va bene quando deve risolvere problemi specifici o essere usata in ambienti limitati. Ma il vero salto in avanti, quello che potrebbe portare a una reale rivoluzione dell’intelligenza artificiale, si avrà quando essa riuscirà a comprendere il nesso causale fra due o più eventi.

Il problema è che il deep learning attualmente non è in grado di imparare la relazione fra causa ed effetto. Quella che manca, in altre parole, è la capacità di generalizzare, di trasportare gli insegnamenti da una situazione all’altra.

Uno degli esempi fatti nell’articolo riguarda la correlazione fra cancro ai polmoni, il fumo di sigaretta e le visite in ospedale. Per un algoritmo di deep learning la malattia è correlata sia al fumo, sia alle visite in ospedale, ma l’algoritmo non capisce che essa viene causata dal fumo e non dalle visite in ospedale (che al massimo sono una conseguenza).

Bengio, nel tentativo di colmare questa lacuna, sta lavorando a una versione del deep learning che riconosca semplici relazioni fra causa ed effetto, pubblicando la ricerca su arXiv.

L’intera intervista di Wired è disponibile qui: An AI Pioneer Wants His Algorithms to Understand the ‘Why’

Luca Sambucci lavora da oltre trent'anni nella cybersecurity, occupandosi oggi di sicurezza dell'intelligenza artificiale o AI Security. Ha collaborato come esperto con il Governo italiano, la Commissione europea, il Centro Comune di Ricerca e l'Agenzia Europea per la Difesa. È fondatore di Noctive Security, startup che sviluppa software automatizzati di red teaming per LLM e agenti AI. Questo blog è personale e le opinioni espresse appartengono ai singoli autori.