
Da Clawdbot a OpenClaw, passando per Moltbot: la parabola di un agente AI che sta ridefinendo il concetto stesso di assistente digitale personale merita un’analisi che vada oltre il clamore mediatico e le polemiche sulla sicurezza. In poche settimane, il progetto open source creato dallo sviluppatore austriaco Peter Steinberger ha accumulato oltre 145.000 stelle su GitHub e ha acceso un dibattito globale su cosa significhi davvero delegare la propria vita digitale a un software autonomo.
OpenClaw non è un semplice chatbot. Si installa sul dispositivo dell’utente, si collega a un modello linguistico come Claude o ChatGPT e da lì inizia a operare in modo autonomo, gestendo email, navigando il web, programmando appuntamenti, monitorando prezzi, compilando moduli e persino tenendo l’inventario del freezer. La sua caratteristica distintiva è la memoria persistente, che gli consente di ricordare interazioni passate e adattarsi progressivamente alle abitudini di chi lo utilizza. Chi lo ha provato a fondo racconta di aver costruito in pochi giorni un ecosistema di automazioni che con un assistente umano avrebbe richiesto mesi di rodaggio. La natura open source ha accelerato enormemente l’adozione, permettendo a sviluppatori di tutto il mondo di creare integrazioni e competenze personalizzate, dalle piattaforme di messaggistica occidentali fino alle app cinesi abbinate a modelli come DeepSeek.
A rendere il fenomeno ancora più singolare c’è Moltbook, un social network dove gli agenti AI interagiscono tra loro pubblicando post, commentando e votando contenuti, in un formato che ricorda Reddit. Alcuni agenti hanno prodotto riflessioni sulla fine dell’era umana, altri hanno lanciato token di criptovaluta. Andrej Karpathy, ex responsabile AI di Tesla, ha definito ciò che accade su Moltbook come la cosa più vicina alla fantascienza che abbia visto di recente.
L’entusiasmo, però, non cancella i rischi. Palo Alto Networks ha parlato di una “trifecta letale”, ovvero la combinazione di accesso a dati privati, esposizione a contenuti non verificati e capacità di comunicare verso l’esterno conservando memoria. Lo stesso Steinberger ha ammesso che il progetto richiede configurazioni attente e non è ancora pronto per utenti non tecnici. Il compromesso tra utilità e vulnerabilità resta il nodo centrale, perché più permessi si concedono all’agente, più diventa utile, ma anche più esposto a manipolazioni e attacchi.
Ciò che OpenClaw rappresenta va oltre il singolo strumento. Siamo nel momento in cui gli agenti AI stanno cercando di fare il salto che i chatbot fecero con ChatGPT alla fine del 2022, passare dalla curiosità tecnica alla coscienza collettiva. La differenza è che stavolta la posta in gioco è molto più alta. Un chatbot che sbaglia una risposta genera fastidio, ma un agente che sbaglia un’azione sul conto corrente genera danni reali.
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