
Si chiama Jalapeño ed è il primo processore progettato internamente da OpenAI, sviluppato in collaborazione con Broadcom e destinato a gestire le operazioni di inferenza dei propri modelli. L’annuncio, arrivato ieri, segna una tappa rilevante per l’azienda guidata da Sam Altman, che da tempo cercava di ridurre la propria dipendenza dalle GPU di Nvidia. Curiosamente, allo sviluppo del chip hanno contribuito anche i modelli di intelligenza artificiale della stessa OpenAI, in una sorta di circolo virtuoso che racconta bene la direzione presa dall’industria.
Jalapeño non nasce per essere un processore generalista. È stato concepito specificamente per l’inferenza, ossia quella fase in cui un modello già addestrato risponde alle richieste degli utenti, generando testo, codice o immagini in tempo reale. L’addestramento vero e proprio dei modelli, molto più oneroso dal punto di vista computazionale, continuerà probabilmente a poggiare sull’hardware Nvidia. OpenAI sostiene che i primi test mostrino un rapporto prestazioni-consumo nettamente superiore rispetto alle alternative attualmente sul mercato, anche se i numeri precisi non sono stati condivisi.
La partnership con Broadcom era stata ufficializzata nell’ottobre del 2024, ma le voci su un chip proprietario circolavano già da diverso tempo. La mossa segue una strada già tracciata da Google con le sue TPU e da Amazon con i processori Trainium e Inferentia, ovvero realizzare acceleratori dedicati ai carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale per controllare meglio costi e prestazioni. Il presidente Greg Brockman ha spiegato che la profonda conoscenza dei carichi di lavoro interni ha permesso di individuare con precisione dove un chip dedicato potesse fare la differenza, in particolare nei modelli di programmazione in tempo reale come Codex.
Il senso strategico di Jalapeño va però oltre il singolo prodotto. Quello che si sta delineando è uno scenario in cui i grandi attori dell’intelligenza artificiale non si limitano più a sviluppare modelli, ma controllano l’intera filiera, dall’architettura del silicio ai sistemi di memoria, dal networking ai data center, fino ai prodotti rivolti al pubblico. Un’integrazione verticale che ricorda quanto Apple ha fatto con i propri processori per Mac e iPhone, ed è probabile che nei prossimi anni vedremo una progressiva specializzazione del silicio per ogni fase del ciclo di vita di un modello. Se i margini dell’inferenza diventeranno davvero il terreno di gioco economico dei prossimi anni, allora chi possiede l’hardware non sta solo abbattendo i costi, ma sta scrivendo le regole con cui gli altri dovranno competere.
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