
OpenAI ha siglato un accordo con il Dipartimento della Difesa statunitense, annunciato pochi giorni fa, che segna un passaggio rilevante nel rapporto tra le grandi aziende di intelligenza artificiale e il potere militare americano. Una decisione che arriva in un momento di forte tensione politica e che solleva interrogativi concreti su dove finisca la sicurezza nazionale e dove cominci il rischio per le libertà civili.
La vicenda nasce dal braccio di ferro tra il Pentagono e Anthropic, la rivale di OpenAI. L’amministrazione Trump aveva chiesto alle aziende di intelligenza artificiale di rendere i propri modelli disponibili per tutti gli usi leciti in ambito militare. Anthropic aveva posto dei limiti invalicabili, tra cui nessun impiego nella sorveglianza di massa sul territorio nazionale e nessuna arma autonoma priva di controllo umano. Il mancato accordo ha provocato una reazione dura: il presidente Trump ha attaccato pubblicamente Anthropic, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha designato l’azienda come rischio per la catena di approvvigionamento e le agenzie federali hanno ricevuto ordine di dismettere i suoi prodotti entro sei mesi.
In quel vuoto si è inserita OpenAI, annunciando un’intesa che secondo Altman include le stesse linee rosse difese da Anthropic. Divieto di sorveglianza domestica di massa, responsabilità umana nell’uso della forza e divieto di decisioni automatizzate ad alto rischio come i sistemi di credito sociale. L’azienda ha dichiarato di mantenere piena discrezionalità sul proprio sistema di sicurezza, di operare tramite cloud e di avere personale autorizzato costantemente nel processo decisionale. Altman ha anche chiesto al Dipartimento della Difesa di offrire le stesse condizioni a tutte le aziende del settore.
I dubbi però non mancano. Come evidenziato dall’analista Mike Masnick di Techdirt, il riferimento all’Executive Order 12333 nel testo dell’accordo potrebbe di fatto lasciare aperta la porta alla raccolta di dati su cittadini americani attraverso intercettazioni condotte al di fuori dei confini nazionali. Lo stesso Altman ha ammesso che l’intesa è stata raggiunta in fretta e che l’impatto sulla percezione pubblica è stato negativo, al punto che l’app di Claude di Anthropic ha superato ChatGPT nell’App Store di Apple il giorno successivo all’annuncio.
La partita in corso va ben oltre un singolo contratto governativo. Il settore dell’intelligenza artificiale si trova di fronte a un bivio che segnerà i prossimi decenni. Da un lato la pressione crescente dei governi per integrare queste tecnologie negli apparati militari e di sicurezza, dall’altro la necessità di preservare principi etici che impediscano derive autoritarie. La rapidità con cui OpenAI ha occupato lo spazio lasciato vuoto da Anthropic racconta di un mercato dove la prudenza rischia di essere penalizzata e la disponibilità al compromesso premiata. Se le salvaguardie tecniche promesse da OpenAI si riveleranno solide o resteranno semplici dichiarazioni di intenti, lo dirà il tempo. Il precedente, però, è posto. E il confine tra innovazione responsabile e opportunismo strategico non è mai stato così sottile.
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