OpenAI chiude Sora e punta tutto su produttività e applicazioni aziendali

Immagine realizzata con Ideogram

A poco più di un anno dal suo debutto pubblico, Sora viene mandato in pensione. OpenAI ha annunciato la chiusura della sua applicazione per la generazione di video, quella stessa piattaforma che nel dicembre 2024 aveva acceso gli entusiasmi con filmati sintetici di una qualità fino a quel momento impensabile. La notizia, anticipata dal Wall Street Journal e confermata dalla stessa azienda attraverso i social, segna un cambio di rotta deciso nella strategia della società guidata da Sam Altman.

Sora non era soltanto un generatore di video. Nella sua incarnazione più recente si era trasformata in una sorta di social network basato sull’intelligenza artificiale, un TikTok alimentato da contenuti interamente sintetici. La funzione che permetteva agli utenti di scansionare il proprio volto per creare deepfake realistici di se stessi aveva attirato milioni di download, ma anche una valanga di problemi. Video di personaggi pubblici generati senza consenso, contenuti con proprietà intellettuali protette usate senza licenza, e una moderazione costantemente in affanno rispetto alla creatività spesso malevola degli utenti. Dopo un picco di circa 3,3 milioni di download nel novembre scorso, i numeri sono crollati a 1,1 milioni a febbraio, con ricavi complessivi da acquisti in-app stimati in appena 2,1 milioni di dollari.

La decisione si inserisce in un riposizionamento strategico più ampio. I vertici di OpenAI hanno dichiarato apertamente la necessità di concentrare risorse su produttività e applicazioni aziendali, abbandonando quelle che la responsabile delle applicazioni Fidji Simo ha definito senza troppi giri di parole “side quest”, missioni secondarie. La direzione finanziaria dell’azienda ha inoltre sottolineato l’esigenza di prepararsi a diventare una società quotata in borsa, il che richiede disciplina nel portafoglio prodotti.

Le conseguenze si estendono ben oltre il perimetro di OpenAI. L’investimento da un miliardo di dollari annunciato da Disney, pensato per portare i personaggi dei suoi universi narrativi dentro Sora, sembra evaporato prima ancora che il denaro cambiasse di mano. Disney, colta apparentemente di sorpresa, si è limitata a dichiarare che continuerà a esplorare le piattaforme di intelligenza artificiale. Un epilogo piuttosto freddo per quello che era stato presentato come un accordo storico tra Hollywood e la Silicon Valley.

Guardando oltre la singola notizia, la parabola di Sora racconta qualcosa di più profondo sulla fase che sta attraversando l’industria dell’intelligenza artificiale. La corsa a lanciare prodotti consumer spettacolari sta cedendo il passo a una logica più pragmatica, orientata a ricavi sostenibili e casi d’uso aziendali concreti. OpenAI vuole convergere verso una super app che integri ChatGPT, il suo agente di coding Codex e il progetto Atlas, puntando su strumenti che generino entrate reali, come dimostra il miliardo di dollari annualizzato già raggiunto da Codex. La generazione video non scompare, ma il segnale è inequivocabile: in un settore dove le risorse computazionali restano scarse e costosissime, ogni GPU deve giustificare la propria esistenza con un ritorno misurabile. Chi pensava che il futuro dell’intelligenza artificiale si giocasse sui video virali dovrà rivedere le proprie aspettative.

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