Nvidia verso l’acquisizione di Hugging Face per 12,9 miliardi

Immagine realizzata con Ideogram

Secondo quanto riportato da The Information, Nvidia avrebbe accettato di acquisire Hugging Face per 12,9 miliardi di dollari. Business Insider, che per prima aveva segnalato l’interesse attorno alla società, parla di una valutazione superiore ai 13 miliardi ma di un accordo non ancora firmato e teoricamente ancora reversibile. Né Nvidia né Hugging Face hanno commentato, e il silenzio pesa se si considera la rapidità con cui il produttore di chip smentisce di solito le indiscrezioni che ritiene infondate.

Hugging Face, fondata nel 2016, è la piattaforma dove gli sviluppatori di tutto il mondo condividono e scaricano modelli di intelligenza artificiale aperti. È, in sostanza, la biblioteca pubblica dell’AI. Acquisirla significherebbe per Nvidia piantare una bandiera nel cuore dell’ecosistema open source proprio nel momento in cui quest’ultimo cerca di colmare il divario con i sistemi chiusi di OpenAI e Anthropic. La logica industriale è trasparente, perché tutti i grandi laboratori proprietari stanno progettando chip propri per ridurre la dipendenza da Nvidia, mentre un ecosistema aperto e vitale moltiplica le alternative e mantiene il mercato ancorato all’hardware di Santa Clara.

Non è un ripensamento improvviso. L’amministratore delegato Clem Delangue ha passato buona parte dell’anno schierato pubblicamente a favore della linea aperta sostenuta da Nvidia, in un dibattito acceso da mesi a Washington sulle possibili restrizioni ai modelli open weight, alimentato dai laboratori cinesi capaci di eguagliare i benchmark americani a costi molto inferiori. Delangue ha firmato con Jensen Huang e altre ventiquattro aziende una lettera che chiede al governo statunitense di sostenere i modelli aperti anziché limitarli.

Ci sono poi ragioni più prosaiche. Hugging Face aiuta già gli sviluppatori a far girare i modelli su capacità di calcolo affittata, e possederla riporterebbe Nvidia nel cloud dopo il ridimensionamento di DGX Cloud, offrendole un canale per rivendere la capacità inutilizzata dei contratti che si è impegnata a garantire. Il prezzo colpisce, perché nel 2023 la società valeva 4,5 miliardi e oggi genera circa 150 milioni di ricavi annui, in crescita rapida e vicina al pareggio. L’anno scorso aveva rifiutato un investimento Nvidia da 500 milioni per non avere un azionista dominante.

Lo scenario che si delinea è quello di un consolidamento accelerato delle infrastrutture intermedie dell’AI, come mostra anche l’acquisto di OpenRouter da parte di Stripe per oltre 7 miliardi. Resta aperta la questione della neutralità, perché un hub condiviso da tutta la comunità che finisce nelle mani del principale produttore di acceleratori solleva interrogativi legittimi sulla governance dell’apertura, nel momento in cui l’apertura diventa un asset competitivo. E se il codice resta libero, la mappa di chi decide dove abita quel codice si sta riscrivendo altrove.

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