Nuovo metodo per aiutare le auto a guida autonoma a vedere meglio

Guida autonoma

Un nuovo metodo per rappresentare dati sensoriali 3D potrebbe aiutare le auto a guida autonoma a riconoscere più rapidamente pedoni, auto e altri oggetti. La ricerca What You See is What You Get: Exploiting Visibility for 3D Object Detection viene presentata in questi giorni all’evento Computer Vision and Pattern Recognition (CVPR).

I ricercatori della Carnegie Mellon Univesity puntano a far ragionare gli algoritmi anche su ciò che i sensori non riescono a percepire, come ad esempio le parti nascoste degli oggetti. Il loro metodo richiede poche risorse computazionali (aggiunge solo 24 millisecondi) e migliora del 10,7% il riconoscimento di altre auto, del 5,3% il riconoscimento dei pedoni, del 7,4% quello dei camion, del 18,4% degli autobus e del 16,7% dei rimorchi.

Per approfondire: Self-driving cars that recognize free space can better detect objects

Sono Head of Artificial Intelligence di SNGLR Holding AG, un gruppo svizzero specializzato in tecnologie esponenziali con sedi in Europa, USA e UAE, dove curo i programmi inerenti all'intelligenza artificiale. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Ho trascorso la maggior parte della carriera – trent'anni - nel settore della cybersecurity, dove fra le altre cose sono stato consigliere del Ministro delle Comunicazioni e consulente di Telespazio (gruppo Leonardo). Oggi mi occupo prevalentemente di intelligenza artificiale, con consulenze sull'AI presso aziende private e per la Commissione Europea, dove collaboro con la European Defence Agency e il Joint Research Centre. Questo blog è personale.