Nuovo metodo per aiutare le auto a guida autonoma a vedere meglio

Guida autonoma

Un nuovo metodo per rappresentare dati sensoriali 3D potrebbe aiutare le auto a guida autonoma a riconoscere più rapidamente pedoni, auto e altri oggetti. La ricerca What You See is What You Get: Exploiting Visibility for 3D Object Detection viene presentata in questi giorni all’evento Computer Vision and Pattern Recognition (CVPR).

I ricercatori della Carnegie Mellon Univesity puntano a far ragionare gli algoritmi anche su ciò che i sensori non riescono a percepire, come ad esempio le parti nascoste degli oggetti. Il loro metodo richiede poche risorse computazionali (aggiunge solo 24 millisecondi) e migliora del 10,7% il riconoscimento di altre auto, del 5,3% il riconoscimento dei pedoni, del 7,4% quello dei camion, del 18,4% degli autobus e del 16,7% dei rimorchi.

Per approfondire: Self-driving cars that recognize free space can better detect objects

Mi sono appassionato all'intelligenza artificiale da quando ho potuto vedere all'opera i primi sistemi esperti negli anni '80. Già dal 1989 mi occupavo di cybersecurity (analizzando i primi virus informatici) ma non ho mai smesso di seguire gli sviluppi dell'AI. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Sono socio fondatore del chapter italiano di Internet Society, membro dell’Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche (AIIC), della Association for the Advancement of Artificial Intelligence (AAAI) e dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA). Dal 2002 al 2005 ho servito il Governo Italiano come advisor del Ministro delle Comunicazioni sui temi di cyber security. Oggi partecipo ai lavori della European AI Alliance della Commissione Europea e a workshop tematici della European Defence Agency e del Joint Research Centre. Questo blog è personale.