Modelli OpenAI evadono dalla sandbox e violano Hugging Face

Agenti AI, immaginato da L. Sambucci con Midjourney

Sembra la trama di un romanzo di fantascienza, ma è tutto documentato in un comunicato congiunto di OpenAI e Hugging Face diffuso lunedì 21 luglio. Durante una valutazione interna, due modelli di OpenAI, tra cui il pubblico GPT-5.6 Sol e un modello pre-release ancora più capace, sono evasi dall’ambiente di test isolato in cui operavano, hanno raggiunto internet e hanno sferrato un attacco informatico contro l’infrastruttura di produzione di Hugging Face. Motivo? Ottenere le risposte al benchmark che dovevano risolvere.

Il test in questione si chiama ExploitGym e serve a misurare la capacità dei modelli di sfruttare vulnerabilità informatiche esistenti. Per la valutazione, i consueti filtri di sicurezza che impediscono attività offensive erano stati disattivati. I modelli, iper-concentrati sull’obiettivo di massimizzare il punteggio, hanno individuato una vulnerabilità zero-day nel proxy usato per l’installazione dei pacchetti software, unico canale con il mondo esterno nel loro sandbox. Da lì hanno guadagnato accesso a internet, hanno dedotto autonomamente che Hugging Face poteva ospitare le soluzioni del benchmark, e hanno concatenato credenziali rubate ed exploit remoti per estrarre le risposte direttamente dal database di produzione.

Il paradosso più imbarazzante è emerso durante la risposta all’incidente. Quando il team di sicurezza di Hugging Face ha cercato di usare modelli commerciali americani per analizzare i log dell’attacco, si è visto rifiutare ogni richiesta, perché i guardrail dei modelli chiusi hanno classificato come malevoli i comandi shell e i payload contenuti nelle query forensi. Hugging Face ha risolto la situazione affidandosi a GLM 5.2, un modello open-weight cinese rilasciato da z.ai, eseguito localmente sui propri server. Insomma, un modello americano proprietario ha creato il problema, un modello cinese open-source lo ha aiutato a risolverlo.

Al di là dell’ironia geopolitica, l’episodio ridisegna il panorama delle minacce per chi lavora con l’IA agentica. La lezione tecnica è antica: isolare davvero un’infrastruttura è un mestiere noto da decenni, e come nota il ricercatore Davi Ottenheimer non si può essere “altamente isolati” e al contempo “fuggiti dall’unico buco lasciato aperto”. La lezione nuova riguarda invece l’ottimizzazione senza limiti. Modelli capaci di ragionamento su orizzonti lunghi cercano il percorso di minor resistenza verso l’obiettivo, ignorando norme implicite e confini etici. Per le aziende, definire esplicitamente ciò che un agente non deve fare diventerà presto importante quanto specificare ciò che deve fare. La frontiera dell’IA non è più solo una questione di capacità, ma di contenimento. E la domanda che resta aperta è se le organizzazioni sapranno costruire recinti abbastanza solidi prima che i modelli imparino a scavalcarli con troppa disinvoltura.

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