
Microsoft si prepara a sviluppare modelli propri e ridurre la dipendenza da OpenAI, una svolta annunciata che potrebbe cambiare gli equilibri del settore
La notizia era nell’aria da tempo, ma ora arriva la conferma ufficiale. Mustafa Suleyman, cofondatore di Google DeepMind e attuale responsabile della divisione AI di Microsoft, ha dichiarato al Financial Times che l’azienda di Redmond intende sviluppare modelli di intelligenza artificiale proprietari, riducendo progressivamente la propria dipendenza da OpenAI. Una mossa che, per chi segue le dinamiche del settore, rappresenta meno una sorpresa e più il compimento naturale di una traiettoria iniziata tempo fa.
Il rapporto tra Microsoft e OpenAI è stato fin dall’inizio complesso. Microsoft è stata tra i primi investitori della società guidata da Sam Altman, ottenendo in cambio contratti estremamente vantaggiosi e forme di esclusività sui modelli di OpenAI (qui il nostro articolo del 2019). Ancora oggi detiene il 27 per cento del braccio a scopo di lucro della società e mantiene diritti sulla proprietà intellettuale dei modelli fino al 2032. Tuttavia, già nell’ottobre 2025, le due aziende avevano rinegoziato parti dell’accordo, consentendo a OpenAI di cercare capacità di calcolo presso fornitori cloud concorrenti e permettendo a Microsoft di alleggerire la propria esposizione a un rischio finanziario crescente.
La situazione economica di OpenAI resta un punto critico. La società non ha ancora generato profitti e dipende da iniezioni di capitale costanti per restare operativa, con contratti futuri per capacità di calcolo che superano il bilione di dollari. L’annuncio di Microsoft arriva peraltro poco dopo che NVIDIA ha smentito le voci su un investimento da 100 miliardi di dollari in OpenAI, aggiungendo ulteriore incertezza al quadro.
Il responsabile comunicazione di Microsoft, Frank X. Shaw, ha precisato che la collaborazione con OpenAI non cesserà del tutto. I modelli sviluppati internamente serviranno per “cose specifiche”, in un contesto che Shaw ha definito un “mondo multi-modello”. Microsoft prevede di lanciare i propri modelli di frontiera nel corso del 2026 e ha già investito in concorrenti di OpenAI come Anthropic. Suleyman ha anche delineato ambizioni nel campo della sanità, parlando di “super-intelligenza medica” e di strumenti AI capaci di auto-miglioramento e autonomia quasi completa.
La notizia va letta dentro un quadro più ampio. Il settore dell’intelligenza artificiale sta attraversando una fase di consolidamento in cui i grandi gruppi tecnologici, dopo aver finanziato generosamente le startup pionieristiche, cercano di internalizzare le competenze strategiche. Sviluppare modelli proprietari significa controllare la catena del valore dall’infrastruttura al prodotto finale, riducendo vulnerabilità contrattuali e dipendenze esterne. Per OpenAI, perdere il proprio cliente e investitore principale come acquirente esclusivo rappresenta un rischio esistenziale concreto. Per il mercato nel suo insieme, il passaggio verso un ecosistema multi-modello potrebbe favorire la concorrenza e accelerare l’innovazione, ma solleva anche interrogativi sulla sostenibilità economica di aziende che bruciano capitali senza ancora aver trovato un modello di business autosufficiente. La vera domanda non è se Microsoft riuscirà a costruire modelli competitivi, ma se l’intero settore riuscirà a tradurre investimenti colossali in valore reale prima che la pazienza degli investitori si esaurisca.
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