
Per la seconda volta in otto mesi, Microsoft Copilot ha letto e sintetizzato email classificate come confidenziali, ignorando le etichette di riservatezza che avrebbero dovuto impedirgli l’accesso. La notizia colpisce al cuore la fiducia che milioni di organizzazioni ripongono nell’assistente basato su intelligenza artificiale ormai integrato nei loro flussi di lavoro quotidiani.
L’episodio risale al 21 gennaio scorso e si è protratto per quattro settimane. In quel periodo, Copilot ha avuto accesso a email protette da sensitivity label, le classificazioni che le organizzazioni applicano ai documenti per indicarne il livello di riservatezza e limitare chi può consultarli. Le policy di Data Loss Prevention, i meccanismi progettati per impedire la fuoriuscita di informazioni sensibili, non hanno intercettato la violazione. Il punto di applicazione delle regole si è rotto internamente alla pipeline di Microsoft, senza che alcuno strumento di sicurezza presente nell’infrastruttura generasse un allarme.
Non è la prima volta che accade qualcosa del genere. Già nel giugno 2025 Microsoft ha corretto una vulnerabilità critica zero-click (CVE-2025-32711) dove un’e-mail dannosa era in grado di aggirare il classificatore di prompt injection di Copilot, la sua redazione dei link, la sua Content-Security-Policy e i suoi riferimenti per sottrarre silenziosamente i dati aziendali. Non erano necessari né clic né azioni di alcun tipo da parte degli utenti. Microsoft assegnò a questa vulnerabilità un punteggio CVSS di 9,3. Il riproporsi dello stesso problema ha reso tutta la questione particolarmente delicata. Un pattern che rivela una fragilità strutturale nel modo in cui i controlli di sicurezza vengono applicati quando un sistema di intelligenza artificiale generativa interagisce con dati aziendali protetti. Il fatto che i meccanismi di enforcement si siano interrotti in modo silenzioso, senza attivare notifiche, rappresenta forse l’aspetto più preoccupante dell’intera vicenda.
Tra le organizzazioni colpite figura il National Health Service del Regno Unito, che ha registrato l’incidente con il codice INC46740412. Microsoft ha tracciato il problema come CW1226324. Il coinvolgimento di un sistema sanitario nazionale, con i suoi obblighi stringenti in materia di protezione dei dati dei pazienti, dà la misura concreta dell’impatto potenziale di un malfunzionamento simile in ambienti altamente regolamentati.
La vicenda alimenta un dibattito destinato a intensificarsi nei prossimi mesi. L’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale nei flussi di lavoro aziendali sta creando una nuova superficie di rischio che gli strumenti di sicurezza tradizionali faticano a presidiare. Quando a violare una policy non è un utente umano ma un sistema automatizzato che opera all’interno della stessa infrastruttura che dovrebbe controllarlo, i modelli di sicurezza costruiti negli ultimi vent’anni mostrano limiti evidenti. A quel punto la domanda cambia di segno: non riguarda più la capacità dell’intelligenza artificiale di migliorare la produttività, ma la prontezza delle architetture di governance nel contenerne i rischi quando qualcosa si rompe, in silenzio e più di una volta.
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