
Due miliardi per una startup. Meta compra Manus, società con sede a Singapore (ma nata in Cina) capace di sviluppare agenti AI che selezionano candidati, pianificano viaggi e analizzano portafogli azionari. Per Mark Zuckerberg, che ha legato il futuro di Meta all’AI, l’operazione arriva in un passaggio delicato e ha un valore strategico non banale.
Manus si è fatta notare fin dal debutto internazionale nella primavera del 2025, con un video che mostrava prestazioni superiori a Deep Research di OpenAI. In aprile, poche settimane dopo il lancio del prodotto, Benchmark ha guidato un round da 75 milioni di dollari valutando la società 500 milioni. A metà dicembre è arrivato l’annuncio che ha acceso i riflettori, con milioni di utenti registrati e ricavi annuali ricorrenti oltre i 100 milioni di dollari, spinti da abbonamenti mensili e annuali.
La capacità di monetizzare subito distingue Manus dalla gran parte delle startup di AI e spiega l’interesse di Meta. Intanto gli investitori osservano con crescente nervosismo i 60 miliardi di dollari che Meta sta dedicando alle infrastrutture di AI e, più in generale, le spese gigantesche in datacenter dell’intero settore tecnologico. Portare in casa un prodotto che già genera profitti concreti offre una risposta tangibile a quelle preoccupazioni.
Meta ha fatto sapere che manterrà Manus operativa in modo indipendente e che integrerà i suoi agenti in Facebook, Instagram e WhatsApp, dove già è presente Meta AI. C’è però un nodo politico. I fondatori cinesi di Manus avevano creato la società madre, Butterfly Effect, a Pechino nel 2022 e si sono trasferiti a Singapore solo a metà 2025. Il senatore John Cornyn aveva già criticato Benchmark per l’investimento iniziale, paventando il flusso di capitali statunitensi verso una realtà cinese.
Da un punto di vista geopolitico, l’operazione mostra quanto l’AI sia ormai campo di confronto tra Stati Uniti e Cina. Meta ha assicurato che dopo il closing non resteranno legami con investitori cinesi e che Manus chiuderà le attività in Cina. La vicenda rende evidente la tensione che attraversa il settore: le aziende occidentali cercano talenti e tecnologie dovunque si trovino, mentre il controllo sull’AI è percepito come tema di sicurezza nazionale. Da come verrà gestito il dossier Manus dipenderà il margine di manovra per acquisizioni simili nei prossimi anni, e forse anche la velocità con cui l’innovazione potrà muoversi oltre i confini.
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