
Un altro rinvio sul tavolo di Bruxelles. La Commissione Europea ha annunciato mercoledì che alcune parti centrali dell’AI Act slitteranno a dicembre 2027, scelta maturata dopo mesi di pressioni dalle grandi aziende tecnologiche. L’obiettivo è tenere insieme l’urgenza di avere regole utili, da una parte, e la paura di perdere terreno competitivo sull’intelligenza artificiale dall’altra.
Il rinvio tocca le norme più rigide per gli impieghi ad alto rischio, tra cui identificazione biometrica, applicazioni per il traffico stradale, gestione delle utenze, selezione del personale, esami, servizi sanitari, valutazione del merito creditizio e attività di contrasto alla criminalità. La scadenza originaria di agosto 2026 scivola di oltre un anno, offrendo ad aziende e pubbliche amministrazioni tempo extra per adeguarsi. Il pacchetto di semplificazione, battezzato Digital Omnibus, ritocca anche pilastri come il GDPR e la Direttiva ePrivacy.
Le novità non si fermano al calendario. Le proposte di modifica al GDPR potrebbero aprire nuovi margini per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. Colossi come Google, Meta e OpenAI avrebbero la possibilità di utilizzare dati personali dei cittadini europei per sviluppare i propri sistemi, ambito finora interpretato in modo restrittivo. Da Bruxelles si precisa però che semplificazione non equivale a deregolamentazione e che l’impianto resterà solido.
Nel documento allegato alla proposta si elencano misure operative con l’obiettivo di un’applicazione tempestiva, fluida e proporzionata dell’AI Act. La mossa arriva in un frangente delicato, dopo l’allentamento di alcune norme ambientali in seguito alle proteste del mondo imprenditoriale e del governo statunitense. Il Digital Omnibus passerà ora al vaglio dei singoli Stati membri, con un confronto che potrebbe ancora modificarne il perimetro.
Si ripropone così la tensione che attraversa il settore tecnologico globale: tutelare i cittadini senza frenare la corsa rispetto a Stati Uniti e Cina. Troppa cautela rischia di impoverire l’innovazione europea, cedere alle pressioni industriali può erodere quei principi di protezione che definiscono l’approccio europeo. La misura reale del compromesso non arriverà con gli annunci, ma con l’attuazione nei prossimi anni.
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