L’Ufficio europeo per l’IA a caccia di talenti e competenze per governare il settore

Europa

Nel gennaio di quest’anno, prima ancora che le regole sull’intelligenza artificiale venissero definitivamente cristallizzate, l’Unione Europea decise di istituire un nuovo organo di supervisione: l’Ufficio europeo per l’IA. Previsto dal nuovo regolamento sull’intelligenza artificiale (AI Act), questo ufficio è ora realtà e rappresenta un cambio di paradigma nella governance dell’IA, con una struttura agile e flessibile che si discosta dalle tradizionali agenzie UE. Tuttavia, la sua istituzione solleva anche interrogativi su come potrà affrontare le sue ambiziose missioni con risorse limitate e una composizione ancora in divenire.

Una struttura snella ma con mezzi limitati

Nonostante goda di una propria personalità giuridica, l’Ufficio europeo per l’IA non disporrà di autonomia né di una sede in uno Stato membro, a differenza di un’agenzia UE tradizionale. Durante i negoziati, la Commissione, gli Stati membri e il gruppo parlamentare del Partito Popolare Europeo (PPE) si sono infatti opposti alla creazione di una nuova agenzia. Da un lato perché ritengono che l’Unione europea non possa permettersi di aprire un’agenzia separata per ogni nuovo argomento. In secondo luogo, perché il bilancio europeo, negoziato fino all’ultimo centesimo, è già ridotto al limite.

L’Ufficio sarà quindi integrato nel direttorato DG Connect della Commissione europea, con soli 18 dei 98 membri previsti provenienti dalle unità esistenti. Per finanziare i restanti 80 posti all’interno di un bilancio costante la Commissione dovrà essere creativa. Per questo prevede di affidarsi a esperti nazionali distaccati (Seconded National Expert), pagati principalmente dallo Stato membro d’origine (anche se si aggiungono alcune indennità pagate da Bruxelles) e a personale a contratto, pagato meno del personale permanente, che finanzierà attraverso il programma Europa digitale.

Ma le capitali sono riluttanti a investire in questa nuova struttura, combattute tra il desiderio di influenzare l’ufficio – come vuole fare Parigi – e la necessità di non perdere i loro pochi esperti in materia nelle amministrazioni nazionali, ha dichiarato all’agenzia francese Contexte un funzionario di uno Stato membro. A quanto sembra, Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi si sono detti disposti a inviare personale a Bruxelles a proprie spese. La Commissione, da parte sua, assicura che resterà vigile sull’equilibrio geografico.

A caccia di talenti (e di un leader) in un mercato ipercompetitivo

Nel frattempo la Commissione ha già avviato le prime campagne di assunzione per specialisti tecnologici e assistenti amministrativi, ma con profili junior e salari non sempre all’altezza delle aspettative del mercato. Una seconda ondata di assunzioni è prevista per profili politici e giuridici, ma la ripartizione esatta rimane avvolta nel mistero.

Anche la questione della leadership dell’Ufficio è aperta. In questi giorni circolano i nomi dei funzionari europei Kilian Gross, capo dell’Unità A2, e Werner Stengg, del gabinetto del Commissario Margrethe Vestager. Così come quelli del co-relatore del regolamento sull’IA del Parlamento europeo, l’ex capo unità della Commissione Dragoș Tudorache, o dell’ex europarlamentare liberale olandese Marietje Schaake, ora direttrice della politica internazionale del Cyber Policy Center dell’Università di Stanford.

In un’interrogazione presentata alla Commissione, gli eurodeputati Kim van Sparrentak (Verdi), Axel Voss (PPE) e Svenja Hahn (Rinnovamento) hanno sottolineato l ‘importanza di scegliere un profilo con “competenze internazionali, una comprovata esperienza e una buona reputazione”. Hanno inoltre interrogato la Commissione sulla possibilità che il Parlamento ascolti i futuri candidati.

Ampie missioni per l’IA generativa e non solo

Nonostante queste incertezze, l’Ufficio europeo per l’IA ha già un vasto mandato che spazia dall’elaborazione di codici di condotta per l’IA generativa e sistemica al coordinamento delle indagini sui sistemi ad alto rischio, passando per la produzione di linee guida per l’applicazione del regolamento. Dovrà anche definire un modello per la comunicazione dei contenuti protetti utilizzati nell’addestramento dei modelli di IA generativa, un compito delicato che richiederà probabilmente competenze provenienti anche dal mondo della cultura, come peraltro auspicato dal diverse organizzazioni di settore.

Per integrare le necessarie competenze settoriali, l’Ufficio collaborerà con altri servizi della Commissione e farà ricorso a esperti esterni. Ma la sfida di amalgamare questi apporti in una struttura ancora in divenire non è certo trascurabile.

Un debutto sotto i riflettori

Questo nuovo attore è chiamato a svolgere un ruolo cruciale nella governance dell’IA in Europa, fungendo da gendarme e portavoce dell’UE in un campo strategico e in rapida evoluzione. Forse proprio per questo, la sua istituzione è stata oggetto di un acceso dibattito, con alcuni eurodeputati che avrebbero preferito un’agenzia più indipendente dalla Commissione. Dragos Tudorache, co-relatore dell’AI Act, non ha nascosto di aver spinto per una forte governance a livello europeo, essenziale per garantire coerenza alla regolamentazione e al mercato unico digitale.

Le incertezze sulla sua composizione e sulla leadership, così come le domande degli eurodeputati sulla strategia di assunzione in un mercato altamente competitivo come quello dell’intelligenza artificiale, gettano dubbi che solo il tempo riuscirà a chiarire. Riuscirà l’Ufficio europeo ad attrarre i talenti necessari per tenere testa ai giganti dell’IA con un budget risicato e vincoli burocratici? La struttura ibrida dell’Ufficio, inoltre, solleva interrogativi sulla sua capacità di imporsi come regolatore credibile e influente.

Una valutazione nel 2028 farà il punto sui suoi poteri, competenze e risorse, con la possibilità di trasformarlo in un’agenzia nel 2031. Ma nell’immediato, l’Ufficio per l’IA dovrà dimostrare di essere all’altezza delle aspettative. Una scommessa che l’Europa non può permettersi di perdere.

Mi occupo da molti anni di intelligenza artificiale. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Ho trascorso la maggior parte della carriera – trent'anni - nel settore della cybersecurity, dove fra le altre cose sono stato consigliere del Ministro delle Comunicazioni e consulente di Telespazio (gruppo Leonardo). Oggi mi occupo prevalentemente di intelligenza artificiale, lavorando con un'azienda leader del settore e partecipando a iniziative della Commissione Europea. Questo blog è personale e le opinioni espresse appartengono ai singoli autori.