
Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha etichettato Anthropic, la società che sviluppa il modello Claude, come “rischio per la catena di approvvigionamento”, una designazione normalmente riservata ad avversari stranieri. La ragione sta nel rifiuto dell’azienda di consentire al Pentagono l’uso illimitato della propria tecnologia per la sorveglianza di massa dei cittadini americani e per sistemi d’arma autonomi privi di supervisione umana. Un caso senza precedenti, destinato a cambiare il rapporto tra governi e aziende tecnologiche nell’era dell’intelligenza artificiale.
Anthropic ha risposto depositando due cause legali lunedì scorso, una presso il tribunale federale di San Francisco e l’altra presso la corte d’appello di Washington. Nella prima, l’azienda sostiene che la designazione del Pentagono viola il primo emendamento della Costituzione, configurandosi come ritorsione contro le posizioni pubbliche espresse dal suo amministratore delegato Dario Amodei sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Nella seconda, contesta il mancato rispetto delle procedure previste dalla legge federale sugli appalti, che richiedono una valutazione dei rischi, una notifica all’azienda coinvolta e una comunicazione al Congresso prima di escludere un fornitore.
A poche ore dalla causa, oltre trenta dipendenti di OpenAI e Google DeepMind, tra cui il capo scientifico Jeff Dean, hanno depositato un documento a sostegno di Anthropic, sottolineando che la decisione del Pentagono introduce un elemento di imprevedibilità capace di minare la competitività americana nel settore. Il documento evidenzia, fra le altre cose, che in assenza di una legislazione pubblica sull’uso dell’intelligenza artificiale, le restrizioni contrattuali e tecniche imposte dagli sviluppatori rappresentano l’unica vera barriera contro un uso catastrofico di queste tecnologie.
Le conseguenze economiche per Anthropic sono già tangibili. Il direttore finanziario della società ha dichiarato in tribunale che centinaia di milioni di dollari di ricavi previsti per quest’anno sono a rischio, con clienti che sospendono trattative e chiedono clausole di uscita unilaterali. Nel frattempo il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ampliato la portata della designazione, intimando a qualunque fornitore del Pentagono di interrompere ogni rapporto commerciale con Anthropic, ben oltre quanto la legge sembrerebbe consentire.
La vicenda va letta dentro una cornice più ampia. L’intelligenza artificiale sta raggiungendo livelli di capacità che rendono urgente una regolamentazione chiara e democraticamente legittimata del suo impiego in ambito militare e di sicurezza nazionale. Il fatto che siano i contratti privati a costituire l’ultimo argine contro usi potenzialmente devastanti segnala una lacuna normativa profonda. Se il precedente Anthropic dovesse consolidarsi, ogni azienda tecnologica saprebbe che opporsi alle richieste governative comporta un rischio esistenziale. Il risultato non sarebbe una maggiore sicurezza nazionale, ma un indebolimento dell’ecosistema di innovazione che la rende possibile, con le migliori menti del settore spinte verso il silenzio o, peggio, verso la compiacenza.
Per approfondire: link all’articolo originale


