Le corse di droni ad alta velocità interessano le forze armate USA

Gli ambienti chiusi rappresentano ancora un problema per i droni a guida autonoma, dove l’IA di navigazione per orientarsi ha bisogno di elaborare in tempo reale le immagini fornite dalle telecamere di bordo. Immagini che in caso di alta velocità, scatti o movimenti repentini (ad esempio per evitare un ostacolo) possono essere difficili da interpretare perché sfocate, confuse, con troppa o troppo poca illuminazione.

Per questo motivo Lockheed Martin, il più importante fornitore militare americano, spera di trovare una risposta a questi problemi nelle gare di droni ad alta velocità. L’azienda ha organizzato AlphaPilot, una competizione a squadre e un circuito di gare per promuovere lo sviluppo di una IA in grado di navigare efficacemente (e velocemente) al chiuso evitando ostacoli, mettendo in palio più di due milioni di dollari per la squadra che realizzerà l’IA vincente.

Vi chiederete come mai un fornitore militare sia così interessato a droni che operino autonomamente al chiuso. Pensate a un teatro di guerra, in territorio ostile, con la necessità di controllare un appartamento o anche un intero palazzo. Dei piccoli droni aerei da ricognizione che si muovono velocemente, evitando ostacoli e riportando tutto quello che vedono al terminale di un soldato sarebbero la risposta ideale per trasferire alle macchine un compito molto rischioso svolto finora da soldati in carne e ossa.

Per approfondire: Le corse di droni ad alta velocità interessano le forze armate USA

Luca Sambucci lavora da oltre trent'anni nella cybersecurity, occupandosi oggi di sicurezza dell'intelligenza artificiale o AI Security. Ha collaborato come esperto con il Governo italiano, la Commissione europea, il Centro Comune di Ricerca e l'Agenzia Europea per la Difesa. È fondatore di Noctive Security, startup che sviluppa software automatizzati di red teaming per LLM e agenti AI. Questo blog è personale e le opinioni espresse appartengono ai singoli autori.