
Non saranno i parlamenti dei singoli Stati a decidere come governare l’intelligenza artificiale, se la Casa Bianca avrà la meglio. Con un ordine esecutivo che punta a bloccare ogni iniziativa locale e istituisce una task force federale incaricata di impugnare in tribunale le norme già approvate, l’amministrazione Trump apre un fronte diretto contro le regolamentazioni degli stati. Una scelta che modifica il baricentro del dibattito sulla governance dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti e che riaccende il tema del bilanciamento tra innovazione e tutele.
L’ordine, intitolato ‘Ensuring a National Policy Framework for Artificial Intelligence‘, arriva dopo il fallimento di un tentativo legislativo analogo respinto dal Senato con un voto bipartisan di 99 a 1. Trump sostiene che lasciare a cinquanta stati la libertà di regolamentare l’intelligenza artificiale produrrebbe un mosaico normativo ingestibile per le aziende, con effetti frenanti sugli investimenti. Nei suoi interventi ha insistito sulla necessità di evitare che gli stati più progressisti impongano restrizioni, bollando come ‘woke’ gli approcci più prudenti alla regolazione.
Il testo assegna al Dipartimento di Giustizia il compito di creare una task force legale dedicata a contrastare le leggi statali sull’intelligenza artificiale. Tra i bersagli più probabili ci sono la California, che chiede alle aziende di pubblicare i test di sicurezza dei nuovi modelli, e il Colorado, che impone valutazioni del rischio per prevenire discriminazioni algoritmiche nelle assunzioni. L’ordine prevede inoltre di riesaminare normative esistenti che potrebbero richiedere ai modelli di intelligenza artificiale di modificare i propri output.
Le reazioni sono state immediate. Leader statali e organizzazioni per le libertà civili accusano l’iniziativa di favorire le grandi società della Silicon Valley, lasciando troppo spazio di manovra a tecnologie prive di controlli adeguati. Pur non avendo la forza di legge che avrebbe un atto del Congresso, l’ordine invia un segnale politico netto sulla rotta scelta dall’amministrazione. Un ruolo di primo piano spetterà a David Sacks, miliardario del venture capital nominato consigliere speciale per intelligenza artificiale e criptovalute, incaricato di indirizzare le contestazioni contro le leggi statali.
La vicenda arriva in un passaggio delicato per la regolazione tecnologica. La Casa Bianca legge il tema come una corsa agli armamenti con la Cina ed esige massima libertà d’azione, ma il quadro è più sfaccettato. Il vuoto federale generato da un approccio deregolatorio alimenta preoccupazioni su sorveglianza, discriminazione algoritmica, impatto ambientale dei data center e diffusione della disinformazione. Resta aperta la domanda su chi debba fissare i limiti di una tecnologia così pervasiva. Dalle righe dell’ordine traspare la scelta di affidare la barra alle aziende, con una supervisione pubblica ridotta, mentre il confronto democratico fatica a tenere il passo.
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