La Russia lancia la sua task force per l’AI, ma le sanzioni sono un ostacolo

Il primo robot umanoide russo che crolla sul palco. Credits: MAXIM SHIPENKOV/EPA/Shutterstock
Il primo robot umanoide russo che crolla sul palco. Credits: MAXIM SHIPENKOV/EPA/Shutterstock

Il robot AIDOL che crolla sul palco, sulle note di Rocky, durante la presentazione ufficiale a Mosca. Per i più è solo una figuraccia, ma per chi si occupa di tecnologia in Russia rappresenta un segnale del divario tecnologico con Stati Uniti, Cina ed Europa. Da quell’incidente alle decisioni del Cremlino probabilmente non vi è nesso causale, ma il timing è degno di nota. Vladimir Putin ha annunciato la nascita di una task force nazionale per coordinare lo sviluppo di modelli di AI generativa autoctoni, definiti indispensabili per preservare la sovranità del paese.

All’evento AI Journey, la principale conferenza russa sull’intelligenza artificiale, Putin ha sostenuto che i modelli linguistici di grandi dimensioni sono ormai strumenti chiave per diffondere informazioni e orientare intere nazioni. Dipendere da tecnologie nate all’estero, ha affermato, non è accettabile. Da qui la richiesta di costruire data center distribuiti in tutto il territorio e di assicurare forniture energetiche adeguate, comprese piccole centrali nucleari.

Oggi in Russia spiccano due modelli linguistici, Gigachat e Yandex GPT, creati rispettivamente da Sberbank e Yandex, i due colossi tecnologici nazionali. Sberbank, trasformata da banca tradizionale in società tech, all’AI Journey ha presentato una nuova versione di Gigachat insieme a una serie di prodotti basati su AI, dai robot umanoidi agli sportelli bancomat con funzioni di scansione sanitaria. Putin ha fissato obiettivi impegnativi: entro il 2030 il contributo al PIL russo delle tecnologie AI dovrebbe superare gli 11 bilioni di rubli, circa 136 miliardi di dollari.

Sulla corsa pesa però il regime di sanzioni occidentali, che ferma l’import di hardware cruciale, inclusi i microprocessori avanzati. Una stretta che rende complicata l’espansione della capacità computazionale necessaria per competere. Per motivi di sicurezza nazionale e intelligence, il presidente ha inoltre chiarito che andranno impiegati soltanto modelli russi, così che i dati sensibili non lascino il territorio.

Il quadro internazionale va nella stessa direzione: l’AI è sempre più una leva di sovranità, oltre che di competitività economica. Con ogni potenza impegnata a costruire i propri modelli e le proprie infrastrutture, il rischio è un mosaico di ecosistemi digitali isolati. La Russia tenta di ridurre il gap con volontà politica e denaro, ma la vera prova sarà la capacità di reggere nel tempo senza accesso libero ai componenti chiave. Non una volata, quindi, ma una maratona in cui contano alleanze, hardware e continuità degli investimenti.

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