In Australia droni e AI tengono d’occhio i koala

Un team australiano ha sviluppato un sistema fatto di droni e computer vision per individuare i koala. Ovviamente chi mi segue da un po’ penserà che è il solito use case di come usare visione computerizzata e agenti robotici per individuare qualcosa. In parte avete ragione, ma questo articolo è interessante perché illustra le difficoltà che hanno avuto gli australiani nell’addestrare il modello.

Il sistema infatti usa le immagini termiche per identificare l’animale, e se Internet è piena di immagini termiche di gatti (non me lo sarei mai aspettato), le immagini termiche dei koala sono in numero estremamente limitato. Di conseguenza il sistema dava inizialmente una quantità enorme di falsi positivi. Identificava altri animali come koala, identificava persone come koala, identificava automobili accese come koala.

Col tempo però il team è riuscito a ottenere abbastanza immagini di koala per ridurre sensibilmente il numero di falsi positivi (usando anche l’espediente di fare una generalizzazione intermedia verso tutti gli animali), e oggi il sistema è in grado di battere gli umani nel riconoscere i koala dalle immagini termiche.

Per approfondire: Aussie AI: Researchers use AI-enabled drones to protect the iconic koala

Luca Sambucci lavora da oltre trent'anni nella cybersecurity, occupandosi oggi di sicurezza dell'intelligenza artificiale o AI Security. Ha collaborato come esperto con il Governo italiano, la Commissione europea, il Centro Comune di Ricerca e l'Agenzia Europea per la Difesa. È fondatore di Noctive Security, startup che sviluppa software automatizzati di red teaming per LLM e agenti AI. Questo blog è personale e le opinioni espresse appartengono ai singoli autori.