I princìpi di Pechino per l’intelligenza artificiale

L’Accademia di Pechino per l’Intelligenza Artificiale (Beijing Academy of Artificial Intelligence o BAAI) ha rilasciato le sue regole per lo sviluppo sostenibile e “umano” dell’IA.

I princìpi (qui il testo completo) sono suddivisi in tre aree: ricerca e sviluppo, utilizzo e governance dell’IA.

Molti vedono in questo gesto un ramoscello di ulivo teso dal governo cinese verso gli Stati Uniti, per iniziare un dialogo su aspetti come etica, responsabilità e inclusività dell’intelligenza artificiale.

La BAAI deve però farsi largo fra altre importanti organizzazioni come la Commissione Europea, l’OCSE e il WEF che in questi pochi mesi hanno rilasciato le loro linee guida per il governo dell’intelligenza artificiale.

Sperando che in futuro non si debba assistere a una “guerra di princìpi” per stabilire quali di queste liste diventerà quella universale.

Mi sono appassionato all'intelligenza artificiale da quando ho potuto vedere all'opera i primi sistemi esperti negli anni '80. Già dal 1989 mi occupavo di cybersecurity (analizzando i primi virus informatici) ma non ho mai smesso di seguire gli sviluppi dell'AI. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Sono socio fondatore del chapter italiano di Internet Society, membro dell’Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche (AIIC), della Association for the Advancement of Artificial Intelligence (AAAI) e dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA). Dal 2002 al 2005 ho servito il Governo Italiano come advisor del Ministro delle Comunicazioni sui temi di cyber security. Oggi partecipo ai lavori della European AI Alliance della Commissione Europea e a workshop tematici della European Defence Agency e del Joint Research Centre. Questo blog è personale.