I chip per l’AI nuovo terreno di scontro fra USA e Cina

USA e Cina

Una delle guerre dei prossimi anni fra Stati Uniti e Cina, le cui schermaglie sono già iniziate diverso tempo fa, potrebbe riguardare lo sviluppo e la produzione dei chip specifici per l’intelligenza artificiale.

Le attività AI richiedono risorse computazionali sempre maggiori. Chi ha eseguito training di reti neurali sa come al crescere della dimensione e della complessità aumentino vertiginosamente anche i tempi di calcolo, portando alla necessità di computer sempre più potenti e chip sempre più specializzati.

Secondo la Hinrich Foundation il settore dei semiconduttori è già un gigante da 468 miliardi di dollari, con la Cina che svetta in cima all’elenco degli importatori. Il paese spende più nell’importazione di chip rispetto a quanto spende per importare petrolio. Uno studio di McKinsey prevede che nel 2025 quasi un quinto di questo enorme mercato globale riguarderà l’hardware specifico per l’intelligenza artificiale, con una crescita annua cinque volte più elevata rispetto ai chip tradizionali.

Ma i chip AI non sono tutti uguali, perché le funzioni avanzate che noi mettiamo sotto il “cappello” dell’intelligenza artificiale sono in realtà molto diverse fra loro. La visione computerizzata necessita di chip diversi da quelli che può richiedere la comprensione del linguaggio, o il calcolo dei rischi finanziari, solo per fare pochi esempi. Le reti neurali poi hanno bisogno di hardware diverso quando devono fare training rispetto a quando si trovano in produzione e devono fare inferenza.

Il training è necessario per creare i modelli predittivi e generalmente si fa nel Cloud, utilizzando data center che si trovano a dover gestire enormi quantità di dati. L’inferenza invece serve a prendere decisioni in seguito agli eventi che i modelli incontrano, un’elaborazione che avviene sempre più spesso sul device, con meno dati da elaborare ma con tempi di risposta che devono essere immediati (pensiamo a un’auto a guida autonoma che in pochi secondi deve decidere se e come evitare un ostacolo). Serve quindi hardware specifico che sia ottimizzato per gestire compiti molto diversi fra loro.

Data anche la complessità nel progettare e produrre chip per l’intelligenza artificiale, la Cina in tutti questi anni non è riuscita a far decollare un suo settore per i semiconduttori, nonostante la crescita e relativa buona salute del suo settore hi-tech. Ora però, vista la posta in gioco e il protezionismo americano dell’amministrazione Trump, la Cina si vedrà costretta a investire per creare una propria filiera di chip AI. Le aziende cinesi hanno già risposto con Alibaba, che ha proposto il suo chip per inferenza Huanguang 800, e con una serie di start-up come ad esempio Cambricon Technologies, che ha già progettato chip per i device Huawei e che da poche settimane ha iniziato le procedure per quotarsi alla borsa di Shanghai.

Quello dei chip per l’intelligenza artificiale è uno dei settori da tenere d’occhio per comprendere come cambiano, o si consolidano, i rapporti di forza fra le superpotenze tecnologiche e con quali strategie si svilupperà il mercato globale dei prodotti AI. Per avere una panoramica del settore – e comprendere le basi della possibile guerra tecnologica che potrebbe scoppiare fra Washington e Pechino – consiglio questa pagina del Paulson Institute di Chicago, che con il suo progetto “Macro Polo” (non è un refuso) esamina più da vicino gli sviluppi tecnologici della Cina.

Mi sono appassionato all'intelligenza artificiale da quando ho potuto vedere all'opera i primi sistemi esperti negli anni '80. Già dal 1989 mi occupavo di cybersecurity (analizzando i primi virus informatici) ma non ho mai smesso di seguire gli sviluppi dell'AI. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Sono socio fondatore del chapter italiano di Internet Society, membro dell’Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche (AIIC), della Association for the Advancement of Artificial Intelligence (AAAI) e dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA). Dal 2002 al 2005 ho servito il Governo Italiano come advisor del Ministro delle Comunicazioni sui temi di cyber security. Oggi partecipo ai lavori della European AI Alliance della Commissione Europea e a workshop tematici della European Defence Agency e del Joint Research Centre. Questo blog è personale.