Guida autonoma: è arrivato il momento di abbandonare i livelli SAE?

Guida autonoma

Spesso quando scrivo di auto a guida autonoma (ad esempio qui o qui) faccio riferimento ai livelli SAE, noti anche come standard J3016, che descrivono le caratteristiche della guida autonoma partendo dal livello 0, niente autonomia, fino al livello 5, autonomia completa in ogni situazione.

Recentemente mi sono imbattuto in un interessantissimo (l’-issimo è per chi segue da vicino gli sviluppi del settore) articolo dove si ritene questo standard ormai superato e per certi versi fuorviante, creato quando ancora non si aveva una chiara idea di come si sarebbe sviluppato il settore e che mal si adatta alle soluzioni ottenibili con le tecnologie odierne.

Anzitutto lo standard era stato pensato per essere usato dagli addetti al settore, mentre ora viene liberamente comunicato agli utenti, spesso senza contesto e generando aspettative errate (Elon, dico a te).

Poi non sempre c’è chiarezza a cosa si riferisca lo standard, visto che spesso viene attribuito a un veicolo fatto e finito (“avremo le auto livello 5 entro…“) mentre in realtà livelli diversi possono essere assegnati allo stesso veicolo in condizioni diverse, ad esempio la stessa auto può operare al livello 4 in un dato contesto e al livello 3 in un altro contesto.

Infine, ed è la critica secondo me più interessante, una scala da 0 a 5 conferisce una connotazione di sofisticatezza maggiore man mano che si sale di livello, mentre non è necessariamente così. Sotto certi aspetti un livello 3, con la necessità di tenere l’essere umano all’interno della maggior parte dei processi, può essere considerato più complicato da realizzare rispetto a un livello 4, che invece taglia fuori il conducente da gran parte delle situazioni. Per non parlare del bias intrinseco a favore del concetto di “autonomia” che porta con sé una scala da 0 a 5 (più autonomo il veicolo meglio è). In realtà non è detto che maggiore autonomia sia sempre la scelta tecnologicamente migliore. Per fare un esempio, una serie di veicoli con minore autonomia ma equipaggiati con svariati sistemi tecnologici, non contemplati dai livelli SAE, come l’interconnessione con altre vetture o con infrastrutture avanzate (smart infrastructure) potrebbero dare risultati migliori di un ipotetico veicolo L5.

Gli autori dell’articolo pubblicato su IEEE Xplore suggeriscono quindi di ripensare questo schema, che forse tiene le case automobilistiche e gli utenti troppo distratti su ipotetici livelli di autonomia, facendo loro trascurare altri importanti aspetti tecnologici.

L’articolo completo si trova qui: It’s Time to Rethink Levels of Automation for Self-Driving Vehicles

Mi sono appassionato all'intelligenza artificiale da quando ho potuto vedere all'opera i primi sistemi esperti negli anni '80. Già dal 1989 mi occupavo di cybersecurity (analizzando i primi virus informatici) ma non ho mai smesso di seguire gli sviluppi dell'AI. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Sono socio fondatore del chapter italiano di Internet Society, membro dell’Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche (AIIC), della Association for the Advancement of Artificial Intelligence (AAAI) e dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA). Dal 2002 al 2005 ho servito il Governo Italiano come advisor del Ministro delle Comunicazioni sui temi di cyber security. Oggi partecipo ai lavori della European AI Alliance della Commissione Europea e a workshop tematici della European Defence Agency e del Joint Research Centre. Questo blog è personale.