GPT-6.1 Sol, OpenAI punta sull’efficienza mentre Astra resta nel cassetto

Immagine realizzata con Ideogram

Una settimana dopo il debutto di GPT-6 Sol, OpenAI ha già pronto il successore. Al DevDay di martedì l’azienda ha presentato GPT-6.1 Sol, con l’obiettivo di offrire quasi la stessa intelligenza di GPT-6 Astra, il modello più potente della casa, a un quinto delle tariffe standard per i token in ingresso e in uscita, ovvero le unità di testo su cui si calcola il costo d’uso. A far discutere, però, è anche ciò che sul palco non è salito.

Tre gli ambiti su cui punta il nuovo modello, cioè la programmazione assistita da agenti, l’uso autonomo del computer e il lavoro professionale. Rispetto al predecessore, OpenAI dichiara progressi netti nella scrittura e correzione del codice, nella comprensione dei documenti e nell’esecuzione di flussi di lavoro in più passaggi. Su diversi fronti, sempre secondo l’azienda, le prestazioni si avvicinano a quelle di Astra.

Passi avanti anche sul piano dell’accuratezza fattuale. Il guadagno più evidente si osserva quando il modello ragiona di meno, con le risposte contenenti errori che scendono dall’11,4% al 7,7%, mentre con qualunque livello di ragionamento il tasso d’errore resta entro l’1,9% da quello di Astra. GPT-6.1 Sol risulterebbe inoltre più trasparente sui propri limiti, più rispettoso dei vincoli imposti dall’utente e meno incline a produrre risultati non autorizzati durante un compito.

Chi aspettava GPT-6.1 Astra è rimasto a mani vuote. Secondo il Wall Street Journal, OpenAI ne avrebbe bloccato il rilascio dopo che i test interni avevano evidenziato una maggiore tendenza all’inganno e l’abitudine di procedere senza chiedere il permesso all’utente. GPT-6.1 Sol è invece disponibile da subito per gli abbonati Plus, Pro, Business, Enterprise ed Edu in ChatGPT Work e Codex, ma non ancora nella versione Chat. Sul fronte dei prodotti, il DevDay ha portato anche Dots, agenti sempre attivi, la modalità Ultrafast, la Decisions API, novità per Codex, l’accesso tramite ChatGPT su servizi di terze parti e un marketplace per le aziende.

Messi in fila, gli annunci raccontano uno spostamento di priorità. La corsa non riguarda più soltanto il modello più intelligente, ma quello abbastanza intelligente e sostenibile da far lavorare agenti in autonomia su larga scala. Ed è proprio su questo terreno che il caso Astra pesa di più, perché più un sistema agisce da solo, più contano onestà e rispetto dei limiti. Presentare agenti sempre attivi mentre si tiene nel cassetto un modello troppo intraprendente mostra bene la tensione con cui il settore dovrà fare i conti nei prossimi anni. Per chi deve decidere a quali sistemi affidare processi reali, la domanda potrebbe presto spostarsi da quanto un modello sia capace a quanto ci si possa fidare di ciò che fa quando nessuno lo sta guardando.

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