Google DeepMind entra nel capitale di A24

Immagine realizzata con Ideogram

Il matrimonio tra Hollywood e intelligenza artificiale non era mai stato così esplicito. Lunedì 22 giugno Google DeepMind ha ufficializzato un investimento da circa 75 milioni di dollari in A24, lo studio indipendente diventato celebre per titoli come Everything Everywhere All At Once, Marty Supreme e il recente blockbuster Backrooms. È la prima volta che il colosso di Mountain View entra nel capitale di una casa di produzione cinematografica, e l’operazione segna un punto di svolta nel rapporto tra big tech e settima arte.

L’accordo, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, va oltre la semplice partecipazione finanziaria. Le due aziende lavoreranno insieme allo sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale pensati specificamente per la produzione cinematografica, con A24 nel ruolo di partner creativo che fornirà a DeepMind feedback diretto da registi, sceneggiatori e tecnici. Demis Hassabis, cofondatore e CEO di DeepMind, ha sottolineato come la collaborazione diretta con gli artisti sia ritenuta la strada migliore per costruire tecnologie davvero utili al racconto cinematografico, anziché imporre soluzioni calate dall’alto.

Non si tratta della prima incursione di un gigante tecnologico nel mondo della produzione audiovisiva. All’inizio di quest’anno Netflix ha acquisito InterPositive, la società fondata da Ben Affleck e dedicata allo sviluppo di strumenti AI per filmmaker. Nel 2025 MGM Studios, controllata da Amazon, aveva lanciato una propria divisione interna focalizzata sull’AI applicata a cinema e televisione. La scelta di A24, però, ha un peso simbolico particolare, trattandosi di uno studio identificato con un cinema d’autore, attento alla cifra stilistica dei registi, e capace negli ultimi anni di attrarre talenti del calibro di Timothée Chalamet e Anne Hathaway.

Resta sullo sfondo una questione spinosa, perché l’uso dell’AI a Hollywood continua a sollevare tensioni rilevanti, dopo gli scioperi sindacali del 2023 e i timori espressi da sceneggiatori e attori sul rimpiazzo del lavoro creativo. L’investimento di DeepMind suggerisce uno scenario in cui i grandi laboratori di intelligenza artificiale non si limiteranno a vendere strumenti agli studi, ma diventeranno azionisti e partner strategici della filiera creativa. Una direzione che promette di accelerare l’integrazione tra modelli generativi e produzione cinematografica, ma che porrà domande sempre più urgenti sulla proprietà intellettuale, sul ruolo dei mestieri artigianali del cinema e sulla trasparenza nei confronti del pubblico. La prossima generazione di film potrebbe nascere tanto nelle sale di montaggio quanto nei data center, e la distinzione tra le due cose rischia di diventare, col tempo, sempre meno nitida.

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