Gli agenti AI entrano in azienda ma la cybersecurity non è pronta: il 73% dei CISO è preoccupato

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Le aziende accelerano sull’adozione di agenti AI, ma la sicurezza non tiene il passo. Un’indagine di NeuralTrust indica che il 73% dei responsabili della sicurezza informatica esprime una preoccupazione elevata o critica per i rischi legati agli agenti AI, mentre solo il 30% dichiara di avere protezioni mature per gestirli. Il divario tra innovazione e preparazione è diventato il nuovo tallone d’Achille per chi introduce sistemi autonomi.

Lo studio, condotto tra agosto e settembre di quest’anno su oltre 160 dirigenti della sicurezza a livello mondiale, restituisce un quadro teso. Un’organizzazione su cinque ha già subito almeno una violazione legata agli agenti AI, con attacchi perlopiù basati su prompt injection ed esposizione di dati sensibili. Le conseguenze economiche non sono marginali. Il 40% delle aziende colpite stima perdite tra 1 e 10 milioni di dollari, mentre il 13% prevede danni superiori ai 10 milioni, valori paragonabili agli attacchi ransomware su larga scala.

Il modello di maturità sviluppato da NeuralTrust colloca il 46% delle imprese in una fase reattiva e il 29% in una fase gestita, mentre meno del 10% ha raggiunto una governance proattiva. La maggior parte continua ad affidarsi a controlli di sicurezza tradizionali, poco adatti ad affrontare le sfide poste da agenti autonomi. Il dato più allarmante riguarda il 25% delle aziende che non dispone di alcun controllo specifico per l’AI, segno di quanto molti team restino impreparati nella transizione verso l’autonomia.

Le misure più diffuse restano il monitoraggio delle attività, adottato dal 42% delle organizzazioni, e il controllo degli accessi, presente nel 38%. Solo il 19% conduce test adversarial per simulare attacchi reali e appena il 16% valida la propria catena di fornitura AI per scovare rischi ereditati dalla supply chain. I numeri mostrano che la visibilità sui sistemi AI cresce, mentre il controllo effettivo resta limitato.

Le proiezioni indicano che entro il 2028 un’impresa su tre gestirà oltre 500 agenti AI, e che entro il 2030 più della metà toccherà la stessa soglia. Per esperienza, stiamo assistendo alla nascita di una disciplina nuova, l’Agentic Security, destinata a pesare quanto la cybersecurity tradizionale. La prossima ondata di adozione dell’AI non sarà segnata dalla rapidità di implementazione, bensì dalla capacità di costruire fiducia con controlli solidi e verificabili.

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Luca Sambucci lavora da oltre trent'anni nella cybersecurity, occupandosi oggi di sicurezza dell'intelligenza artificiale o AI Security. Ha collaborato come esperto con il Governo italiano, la Commissione europea, il Centro Comune di Ricerca e l'Agenzia Europea per la Difesa. È fondatore di Noctive Security, startup che sviluppa software automatizzati di red teaming per LLM e agenti AI. Questo blog è personale e le opinioni espresse appartengono ai singoli autori.