
La competizione tra chatbot AI si fa più intensa. Google ha annunciato che la sua applicazione Gemini ha raggiunto quota 750 milioni di utenti attivi mensili, un traguardo che posiziona il colosso di Mountain View a distanza ravvicinata dal rivale principale, ChatGPT di OpenAI.
I numeri emergono dai risultati finanziari del quarto trimestre 2025 di Alphabet, la società madre di Google. La crescita appare particolarmente rilevante se si considera che nel trimestre precedente Gemini contava 650 milioni di utenti, evidenziando un incremento di 100 milioni in pochi mesi. Per contestualizzare il dato, Meta AI si attesta attualmente intorno ai 500 milioni di utenti mensili, mentre ChatGPT mantiene la leadership con circa 810 milioni. Il divario tra Google e OpenAI si è dunque ridotto considerevolmente, rendendo la competizione più aperta che mai.
Il salto in avanti di Gemini coincide con il lancio di Gemini 3, il modello più avanzato sviluppato finora da Google, che secondo l’azienda offre risposte caratterizzate da una profondità e sfumatura senza precedenti. L’amministratore delegato Sundar Pichai ha indicato proprio la novità come fattore trainante della crescita, sottolineando come gli investimenti continui nell’intelligenza artificiale stiano producendo risultati tangibili. I modelli proprietari di Google elaborano ormai oltre 10 miliardi di token al minuto attraverso le API destinate ai clienti aziendali.
Sul fronte commerciale, Google ha recentemente introdotto il piano Google AI Plus al costo di 7,99 dollari mensili, una mossa strategica volta ad attrarre consumatori attenti al budget. L’abbonamento è stato reso disponibile troppo di recente per influenzare i dati trimestrali, ma rappresenta chiaramente una leva per accelerare ulteriormente l’adozione. Alphabet ha peraltro superato per la prima volta i 400 miliardi di dollari di fatturato annuo, attribuendo parte del merito proprio alla divisione dedicata all’intelligenza artificiale.
Il quadro che emerge da questi numeri suggerisce una fase di consolidamento nel mercato degli assistenti conversazionali. La strategia di Google appare chiara e punta a combinare modelli sempre più sofisticati con opzioni tariffarie accessibili per raggiungere la massa critica necessaria a insidiare la posizione dominante di ChatGPT. La vera partita, però, potrebbe giocarsi altrove, ovvero nella capacità di far “scomparire” l’intelligenza artificiale dentro i servizi che già usiamo ogni giorno, fino a renderla una presenza invisibile ma indispensabile. Come Internet.
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