E se il prete fosse una IA?

Onestamente, quando mi chiedono dove l’IA avrà i maggiori sviluppi, la religione non è una delle prime tre risposte. Neanche una delle prime venti.

Eppure vi sono ambiti religiosi dove l’automazione soddisfa alcune esigenze, ne è prova “SanTO” (Sanctified Theomorphic Operator), una statuina-robot creata dall’italiano Gabriele Trovato, che a seconda di ciò che gli si dice recita pertinenti passi dalla Bibbia.

Oppure “Mindar”, un robot che nel tempio di Kodaiji a Kyoto, in Giappone, si sposta in mezzo ai fedeli recitando sermoni, come raccontato da questo articolo.

Pur tenendo presente la necessità del rapporto umano in molte fasi dell’esperienza religiosa, l’automazione sta trovando il modo di insinuarsi anche in quelli che fino a poco tempo fa sembravano luoghi inviolabili dal sintetico.

Mi sono appassionato all'intelligenza artificiale da quando ho potuto vedere all'opera i primi sistemi esperti negli anni '80. Già dal 1989 mi occupavo di cybersecurity (analizzando i primi virus informatici) ma non ho mai smesso di seguire gli sviluppi dell'AI. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Sono socio fondatore del chapter italiano di Internet Society, membro dell’Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche (AIIC), della Association for the Advancement of Artificial Intelligence (AAAI) e dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA). Dal 2002 al 2005 ho servito il Governo Italiano come advisor del Ministro delle Comunicazioni sui temi di cyber security. Oggi partecipo ai lavori della European AI Alliance della Commissione Europea e a workshop tematici della European Defence Agency e del Joint Research Centre. Questo blog è personale.