Clawdbot/Moltbot, l’assistente AI che sta conquistando la Silicon Valley

Immagine realizzata con Ideogram

L’idea di un assistente personale che resta in ascolto sul vostro computer, ricorda tutto ciò che gli avete scritto e agisce da solo al vostro posto suona come una delle solite frasi da pitch. Stavolta, però, c’è un nome e un repository. Moltbot è un progetto open source che negli ultimi giorni ha acceso la comunità tecnologica della Silicon Valley fino a diventare virale. Nato come Clawdbot, e poi ribattezzato dopo l’intervento di Anthropic per questioni di marchio, ha raccolto un entusiasmo non comune per uno strumento che, per essere installato, chiede ancora una certa dimestichezza tecnica.

La differenza con gli assistenti virtuali tradizionali sta in un dettaglio che cambia tutto. Moltbot non vive di sessioni, funziona come un sistema sempre attivo. Lo ha creato lo sviluppatore Peter Steinberger, già noto per PSPDFKit. In genere lo si installa su un Mac Mini dedicato e lo si collega ai canali che usate ogni giorno, da WhatsApp a Slack, da Telegram a iMessage. E mentre ChatGPT o Claude rispondono solo quando li chiamate in causa, Moltbot può tenere d’occhio la posta elettronica e segnalarvi un messaggio davvero importante, gestire il calendario e anche muoversi sul web per portare a termine operazioni come la prenotazione di un volo.

Il suo successo è un caso interessante nella stagione degli agenti intelligenti. Il 2025 doveva essere l’anno degli agenti AI, ma molte soluzioni commerciali hanno lasciato l’impressione di promettere più di quanto riuscissero a mantenere. Moltbot pare reggere l’urto proprio perché sceglie un’altra strada. Al posto di effetti speciali, mette al centro il controllo dell’utente su ciò che l’assistente può fare e ciò che deve evitare, tramite file di configurazione in semplice testo che definiscono comportamenti e limiti.

Una capacità così ampia, però, porta con sé rischi non banali. Steinberger stesso descrive, con un eufemismo, come piccante l’esperienza di far girare un agente AI con accesso alla shell del proprio computer. Moltbot può leggere e scrivere file, eseguire comandi e controllare il browser. Un attacco di prompt injection, in cui qualcuno orienta l’assistente con messaggi all’apparenza innocui, potrebbe produrre conseguenze serie. Non a caso la documentazione include un capitolo interamente dedicato alla sicurezza e un tool di audit da eseguire con regolarità.

Visto con l’occhio di chi ha osservato nascere e spegnersi molte ondate tecnologiche, Moltbot racconta qualcosa di più di un progetto ben riuscito. Il fatto che sviluppatori e imprenditori gli stiano dedicando hardware specifico suggerisce un passaggio dall’esperimento all’uso quotidiano. La domanda che resta sul tavolo è meno spettacolare, ma più interessante: per gli assistenti personali del futuro, in mezzo ad aziende Big Tech sempre più agguerrite, vi sarà spazio per progetti open source che riportano davvero il comando nelle mani di chi li usa?

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