ChatGPT scende sotto il 50% del mercato degli assistenti AI

Immagine realizzata con Ideogram

Per la prima volta da quando esiste la rilevazione, ChatGPT non rappresenta più la maggioranza assoluta del mercato degli assistenti basati sull’intelligenza artificiale. Secondo i dati pubblicati da Sensor Tower, alla fine di maggio 2026 la quota di utenti attivi mensili dell’assistente di OpenAI è scesa al 46,4%. Una soglia simbolica, certo, ma anche un segnale concreto di come l’ecosistema dell’AI conversazionale stia rapidamente maturando, abbandonando la fase del prodotto dominante per entrare in quella della competizione reale.

A guadagnare terreno sono soprattutto Gemini di Google e Claude di Anthropic, due concorrenti che fino a pochi mesi fa venivano considerati inseguitori in affanno. Le ragioni del sorpasso parziale, secondo il rapporto, non sono attribuibili a una singola causa, ma a un mix di fattori, dalle funzionalità sempre più sofisticate offerte dai rivali a un’integrazione più profonda con gli ecosistemi esistenti, fino a una crescente sensibilità degli utenti rispetto alle scelte strategiche delle aziende che sviluppano questi strumenti.

Il dato più interessante riguarda proprio quest’ultimo punto. Sensor Tower segnala un picco anomalo di disinstallazioni di ChatGPT in coincidenza con l’annuncio della partnership tra OpenAI e il Dipartimento della Difesa statunitense. Un segnale che indica come una fetta non trascurabile di utenti consideri ormai l’AI non solo uno strumento tecnico, ma un prodotto carico di implicazioni etiche e politiche, sul quale esprimere un giudizio anche attraverso le proprie scelte di consumo.

Vale la pena ricordare che ChatGPT resta comunque l’assistente più utilizzato al mondo, con una distanza non banale dai competitor. Gemini beneficia in modo evidente dell’integrazione nativa con Android, Workspace e i prodotti Google, mentre Claude ha conquistato una fascia di utenti professionali grazie alle sue capacità nella scrittura lunga e nell’analisi documentale. Posizionamenti diversi, questi, che cominciano a definire identità specifiche per ciascun prodotto.

Lo scenario che si delinea suggerisce la fine dell’era del vincitore unico nell’AI generativa. Per anni ci si è chiesti se il mercato sarebbe diventato un monopolio o un oligopolio, e i numeri attuali fanno propendere chiaramente per la seconda ipotesi. Per gli utenti vuol dire più scelta, maggiore innovazione e prezzi potenzialmente più contenuti. Per le aziende del settore, vuol dire che la fedeltà non è più garantita, e ogni decisione strategica, dalla qualità del modello alle partnership istituzionali, può tradursi rapidamente in spostamenti di quote di mercato. Una lezione che vale ben oltre l’intelligenza artificiale.

Per approfondire: link all’articolo originale