Brookings: la robot tax sarebbe sbagliata

Robot che scrive

Con un recente editoriale il think-tank di Washington The Brookings Institution torna sull’annosa questione della “robot tax“. Tassare i robot poiché toglierebbero lavoro agli esseri umani presenta diversi problemi. Anzitutto, sostiene l’articolo portando i risultati di diverse ricerche, le aziende che aumentano il tasso di robotizzazione sono anche quelle che incrementano le assunzioni. Verrebbero quindi punite ingiustamente. Inoltre, è sempre più difficile stabilire cosa sia, ai fini fiscali, “un robot”: un braccio meccanico, un software RPA, un assistente virtuale?

L’autore dell’articolo, Robert Seamans – professore alla New York University – sostiene che anziché inseguire improbabili “robot tax”, i politici dovrebbero considerare altre azioni legislative per aiutare i lavoratori, modulando magari le modalità con cui sono tassati capitale e lavoro, ma anche concentrandosi più ampiamente sulle riforme del mercato del lavoro.

Per approfondire: Tax not the robots

Sono Head of Artificial Intelligence di SNGLR Holding AG, un gruppo svizzero specializzato in tecnologie esponenziali con sedi in Europa, USA e UAE, dove curo i programmi inerenti all'intelligenza artificiale. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Ho trascorso la maggior parte della carriera – trent'anni - nel settore della cybersecurity, dove fra le altre cose sono stato consigliere del Ministro delle Comunicazioni e consulente di Telespazio (gruppo Leonardo). Oggi mi occupo prevalentemente di intelligenza artificiale, con consulenze sull'AI presso aziende private e per la Commissione Europea, dove collaboro con la European Defence Agency e il Joint Research Centre. Questo blog è personale.