Anthropic apre Mythos al grande pubblico con Fable 5

Agente AI, immaginato da L. Sambucci con Midjourney

Dopo tanto tergiversare, Anthropic mette nelle mani del pubblico generalista la sua tecnologia più avanzata. Si chiama Claude Fable 5 ed è la prima versione ampiamente disponibile della famiglia Mythos, quella stessa classe di modelli che fino a poche settimane fa la società di San Francisco definiva troppo pericolosa per essere distribuita liberamente. La mossa arriva in un momento delicato, a pochi giorni dall’appello con cui Anthropic stessa ha chiesto ai principali laboratori mondiali di concordare un ‘pedale del freno’ sullo sviluppo dei modelli di frontiera.

Fable 5 viene presentato come il modello generalmente disponibile più potente mai prodotto da Anthropic, con particolare eccellenza nello sviluppo software, nei compiti di conoscenza e nella visione artificiale. La differenza rispetto al gemello Mythos 5, riservato a un gruppo ristretto di organizzazioni nell’ambito del programma Project Glasswing e ad alcuni ricercatori in biologia, sta nei guardrail. Quando un utente entra in territori sensibili come cybersicurezza, biologia, chimica o tenta operazioni di distillazione di modelli più piccoli, Fable 5 si ritira e passa la palla a Claude Opus 4.8, modello più anziano e meno capace. Secondo Anthropic, accade in meno del cinque per cento delle sessioni.

Il prezzo non è banale, dieci dollari per milione di token in ingresso e cinquanta in uscita, il doppio di Opus 4.8. Sugli abbonamenti Pro, Max, Team ed Enterprise Fable 5 sarà incluso senza costi aggiuntivi fino al 22 giugno, poi richiederà crediti di consumo in attesa di una reintroduzione stabile. Novità rilevante anche sul fronte dati, perché tutti i clienti, compresi quelli con accordi a zero ritenzione, dovranno accettare una conservazione di trenta giorni del traffico, finalizzata a individuare nuovi tentativi di jailbreak. Nei test esterni condotti da realtà come Hex, Base44 e Genspark, Fable ha superato i concorrenti su benchmark complessi, mentre il ricercatore Ethan Mollick lo ha visto lavorare fino a dodici ore consecutive su specifiche di più pagine, generando addirittura piccoli videogiochi a partire da un singolo prompt.

Il quadro che emerge è interessante e contraddittorio insieme. Anthropic sta provando a tenere il piede su due pedali, spingere sul mercato perché la concorrenza non aspetta e perché la quotazione in borsa si avvicina, e contemporaneamente affermare un principio di cautela che si traduce in classifier, fallback e ritenzione obbligatoria dei dati. Una formula, questa, che potrebbe diventare lo standard del settore, normalizzando l’idea che l’accesso ai modelli più potenti debba passare per una sorveglianza strutturale. Resta da capire quanto un simile equilibrio reggerà all’arrivo di modelli ancora più capaci, magari open weight, su cui nessun pedale del freno potrà essere realmente azionato.

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