Android 17 e Wear OS 7, Google porta Gemini su smartphone e smartwatch

Immagine realizzata con Ideogram

Google ha rilasciato la versione definitiva di Android 17 e del suo corrispettivo per smartwatch, Wear OS 7, inaugurando una nuova stagione per il proprio ecosistema mobile. L’aggiornamento, che debutta come di consueto sui dispositivi Pixel, arriva accompagnato dal Pixel Drop di giugno e da una serie di novità che confermano la direzione intrapresa da Mountain View, ovvero trasformare smartphone e smartwatch in vetrine privilegiate per le sue tecnologie di intelligenza artificiale più avanzate.

Il cuore della release è senza dubbio l’integrazione dei nuovi modelli Gemini. Gemini Omni, il modello multimodale, consente ora di editare video attraverso una semplice conversazione, mentre Lyria 3 permette di generare brani musicali partendo da descrizioni testuali o immagini direttamente dall’app Gemini. I Pixel 10a beneficiano inoltre di strumenti di traduzione vocale in tempo reale grazie ad AudioLM, una tecnologia che promette di abbattere le barriere linguistiche con una naturalezza finora inedita. Un posizionamento netto, soprattutto se confrontato con Apple, attesa a settembre con gli aggiornamenti AI a Siri e iOS 27.

Sul fronte dell’interfaccia, Android 17 introduce la bubble bar, una barra di bolle nella parte inferiore dello schermo che organizza le app recenti per accessi rapidi e flussi di lavoro multitasking. Per i pieghevoli arriva una modalità gaming con layout 50/50 e gamepad dinamico, mentre i creator di contenuti social potranno registrare contemporaneamente con selfie camera e schermo per le reaction da pubblicare su TikTok, YouTube o Instagram. Non mancano miglioramenti su controllo parentale, sicurezza con Live Threat Detection e la funzione Mark as Lost in Find Hub. Wear OS 7 porta invece Live Updates per seguire eventi sportivi o consegne dal polso, un’autonomia migliorata fino al 10% e il rilevamento automatico di incidenti, cadute o assenza di battito sul Pixel Watch.

Google sta usando Android come piattaforma di distribuzione massiva per i propri modelli generativi, trasformando ogni Pixel in un laboratorio AI portatile. La connessione preannunciata con gli occhiali smart Android XR previsti per l’autunno e l’arrivo della Personal Intelligence su Wear OS, capace di attingere a Gmail e cronologia chat, suggeriscono uno scenario in cui l’assistente non sarà più un’app, ma un tessuto invisibile distribuito su più dispositivi. Vedremo quanto gli utenti saranno disposti ad accettare un’integrazione così profonda fra dati personali e modelli generativi, e quanto margine di controllo verrà loro lasciato su un flusso di informazioni che attraversa silenziosamente tutti i loro dispositivi. La risposta a questa domanda peserà più di qualsiasi nuova funzione introdotta nei prossimi mesi.

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