Analisi della “smart criminal justice” in Svizzera

Svizzera e giustizia

Chi studia l’uso di algoritmi e modelli di intelligenza artificiale in ambito penale e di contrasto alla criminalità potrebbe trovare interessante questa ricerca effettuata all’Università di San Gallo, in Svizzera.

Tre ricercatori hanno analizzato l’uso degli algoritmi nell’ambito della cosiddetta smart criminal justice a livello confederale e in diversi cantoni. Purtroppo lo studio è in tedesco, ma poiché è stato effettuato dalla mia ex università (ai miei tempi si chiamava ancora Hochschule St. Gallen), e visto che comunque i risultati sono interessanti e non ho trovato studi analoghi in inglese, non potevo non segnalarvelo.

Per farmi perdonare tradurrò i risultati più importanti a cui sono arrivati i ricercatori (le evidenze in neretto e le note sono mie):

  • Per quanto riguarda gli strumenti utilizzati, lo studio è giunto alla conclusione che gli algoritmi sono già utilizzati in tutti i cantoni, sia nel lavoro di polizia sia nell’amministrazione della giustizia penale e nel sistema correzionale. Tuttavia, gli algoritmi intelligenti si trovano solo in casi isolati. (per “intelligenti” i ricercatori intendono con caratteristiche proprie dell’AI, come ad esempio modelli con la capacità di imparare, n.d.T.)

  • L’acquisto degli strumenti è stato promosso in particolare dal cambiamento di paradigma verso un approccio sempre più preventivo del lavoro di polizia. Per quanto riguarda l’approvvigionamento, e di conseguenza l’uso, persiste una barriera culturale e linguistica tra la Svizzera tedesca e quella francese. (il cosiddetto “Röstigraben”, con variazioni sensibili fra il comportamento nella Svizzera di lingua tedesca e quella di lingua francese. Nel caso in esame si è riscontrato un atteggiamento molto più critico verso le soluzioni AI nei cantoni di lingua francese rispetto a quelli di lingua tedesca, n.d.T.)

  • Per quanto riguarda l’applicazione degli algoritmi, è emerso che la loro introduzione è stata di solito seguita dagli sviluppatori che li hanno realizzati. Nel complesso, gli strumenti sono regolarmente percepiti come un aumento qualitativo dell’attività lavorativa e come un utile supporto. Tuttavia, essi rappresentano solo parte di una valutazione globale completa, giocando all’interno di essa un ruolo subordinato.

  • Circa la metà degli strumenti utilizzati sono stati sviluppati in Svizzera, anche se gli utenti conoscono pochi dettagli sul metodo di sviluppo. Non ci sono quasi mai valutazioni indipendenti sulla loro efficacia.

  • La comunicazione pubblica o il dibattito politico in relazione agli strumenti utilizzati ha avuto luogo solo sporadicamente e non è considerato necessario dalla maggior parte degli intervistati. (gli intervistati facevano tutti parte dei corpi di polizia o degli uffici di giustizia, n.d.T.)

  • Per quanto riguarda gli aspetti giuridici, bisogna fare una distinzione fra chi lavora nella polizia e chi lavora nel sistema correzionale. Nel sistema correzionale non si ravvisa quasi nessun conflitto legale in relazione all’uso di algoritmi e il quadro giuridico è considerato sufficiente. Al contrario, ci sono sempre più incertezze nella polizia per quanto riguarda il trattamento dei dati personali – in particolare in relazione alla gestione delle minacce e nel contesto delle cosiddette persone pericolose. È evidente che tutti i cantoni registrano le persone ritenute pericolose in una banca dati o in una cartella apposita, e spesso le identificano con l’aiuto di strumenti algoritmici.

  • Le opportunità offerte dagli algoritmi si ravvisano soprattutto nelle capacità di calcolo, nell’aumento dell’efficienza e nel miglioramento qualitativo dei processi di lavoro. Inoltre, gli algoritmi hanno il potenziale di portare più trasparenza e obiettività nei processi decisionali (gli autori dello studio dedicano ampio spazio alle caratteristiche di trasparenza degli algoritmi, n.d.T.). D’altra parte, si evidenziano rischi nella mancanza di tracciabilità o di valutazione e nelle corrispondenti difficoltà di legittimazione delle decisioni.

Per scaricare il rapporto completo: Smart Criminal Justice – Eine empirische Studie zum Einsatz von Algorithmen in der Schweizer Polizeiarbeit und Strafrechtspflege

Personalmente ho letto il rapporto e mi permetto di consigliare, a chi studia questi argomenti per lavoro, di investire qualche Euro in una traduzione del testo.

Sono partner e fondatore di SNGLR Holding AG, un gruppo svizzero specializzato in tecnologie esponenziali con sedi in Europa, USA e UAE, dove curo i programmi inerenti l'intelligenza artificiale. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Sono socio fondatore del chapter italiano di Internet Society, membro dell’Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche (AIIC), della Association for the Advancement of Artificial Intelligence (AAAI), della Association for Computing Machinery (ACM) e dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA). Dal 2002 al 2005 ho servito il Governo Italiano come advisor del Ministro delle Comunicazioni sui temi di cyber security. Oggi partecipo ai lavori della European AI Alliance della Commissione Europea e a workshop tematici della European Defence Agency e del Joint Research Centre. Questo blog è personale.