Amazon presenta Astro, il suo primo robot domestico

Amazon Astro

Rassegnamoci, una grandissima fetta di pubblico identifica l’intelligenza artificiale con i robot, poiché il concetto di AI in sé è troppo astratto e intangibile. Quando faccio vedere a qualche conoscente un modello di deep learning che macina un epoch dopo l’altro non ottengo dal pubblico i risultati sperati. Invece, un semplice robot programmato per dire ‘ciao’ li manda in evidente trepidazione, nonostante sia cento volte meno “intelligente” dell’algoritmo di prima.

I robot rappresentano la concretizzazione di molti ‘use case’ emblematici dell’AI come la navigazione, il riconoscimento degli oggetti, l’identificazione delle persone, l’elaborazione del linguaggio. Inoltre, quando si vede un robot fatto e finito non si sa mai dietro la superficie quanta “intelligenza” ci sia realmente, ma di solito le aspettative sono più elevate di quello che sia lecito attendersi.

Ecco perché, per fare un esempio, Elon Musk, da eclettico visionario qual è, nonostante produca già dei robot di successo che montano dei sofisticatissimi modelli di intelligenza artificiale – ovvero le automobili Tesla – per catturare l’interesse del pubblico è stato costretto a usare un attore in calzamaglia, con lo scopo di interpretare il futuro robot umanoide che il miliardario pensa di costruire.

Di robot per le masse ha iniziato a occuparsi anche Amazon, presentando il suo “Astro“. La mia prima reazione è stata notare che assomiglia a un aspirapolvere con un tablet montato al contrario, ma l’apparenza non deve ingannare: ha abbastanza modelli di deep learning per imparare a navigare dentro casa, riconoscere oggetti e persone, sorvegliare l’ambiente quando non ci siete, mettere un brano o un video, e ovviamente interagire con altri dispositivi Amazon.

La cosa interessante è che molte elaborazioni avvengono direttamente sulla macchina anziché sui server di Amazon, grazie a modelli di deep learning più compatti che riescono a funzionare anche su hardware meno potenti. Inoltre, il robot è sufficientemente bravo a mappare e a muoversi in casa (anche se non riesce a fare le scale), rilevando muri, porte, oggetti, persone, animali e ostacoli, creando a tutti gli effetti una mappa aggiornata della casa per poterla poi navigare efficacemente.

Per fare questo, Astro usa telecamere e sensori per mappare gli ambienti, facendoli elaborare a diverse reti neurali e sistemi di pianificazione. La navigazione è uno dei compiti che avviene direttamente sul dispositivo, poiché mandare costantemente i dati a un server e attendere una decisione sui movimenti da compiere causerebbe una latenza troppo ampia, che il consumatore medio non capirebbe né approverebbe (ogni movimento sarebbe troppo lento).

Amazon Astro interno ©Amazon

Il riconoscimento facciale è opzionale, ma se viene attivato consente agli utenti di assegnare al robot compiti relativi ai singoli membri della famiglia, come ad esempio portare un oggetto a qualcuno, o andare da altri componenti della famiglia per veicolare messaggi (ad es. “Astro, vai a dire ad Alex e a mamma che la cena è pronta”).

Molti degli articoli che ho letto mostrano un’ambivalenza verso l’annuncio del prodotto. In generale si pensa che sia un sofisticato giocattolo, anche con notevoli implementazioni di certi modelli AI, ma l’incapacità di compiere manipolazioni (il robot è senza braccia) lo rende essenzialmente un costoso “Amazon Echo” su due ruote, con tutti i limiti del caso.

Ad ogni modo, se avete mille dollari da spendere, vivete negli USA e volete essere fra i primi a provarlo, potete ordinarlo qui.

Per approfondire: Amazon just revealed its first home robot. Here’s what it’s like to use it

Sono partner e fondatore di SNGLR Holding AG, un gruppo svizzero specializzato in tecnologie esponenziali con sedi in Europa, USA e UAE, dove curo i programmi inerenti l'intelligenza artificiale. Dopo la laurea in Management ho conseguito una specializzazione in Business Analytics a Wharton, una certificazione Artificial Intelligence Professional da IBM e una sul machine learning da Google Cloud. Sono socio fondatore del chapter italiano di Internet Society, membro dell’Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche (AIIC), della Association for the Advancement of Artificial Intelligence (AAAI), della Association for Computing Machinery (ACM) e dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA). Dal 2002 al 2005 ho servito il Governo Italiano come advisor del Ministro delle Comunicazioni sui temi di cyber security. Oggi partecipo ai lavori della European AI Alliance della Commissione Europea e a workshop tematici della European Defence Agency e del Joint Research Centre. Questo blog è personale.