Agenti AI di Anthropic scovano un nuovo sistema enzimatico nel DNA dei virus

Immagine realizzata con Ideogram

Quasi mille agenti di intelligenza artificiale che lavorano in parallelo per ventuno ore, spulciando un enorme database di sequenze di DNA, e alla fine un segnale anomalo che merita l’attenzione di un essere umano. Lo scenario è quello descritto da Anthropic, che annuncia la prima scoperta scientifica maturata all’interno del suo nuovo laboratorio sperimentale, ovvero un sistema enzimatico mai caratterizzato prima, individuato nel DNA dei batteriofagi, i virus che infettano i batteri.

Il sistema è stato battezzato ART, sigla che sta per trascrittasi inverse associate ad array. Per capire di cosa si tratta conviene partire dal meccanismo. Le trascrittasi inverse sono enzimi capaci di riscrivere informazione genetica in direzione opposta a quella considerata abituale, mentre gli array sono sequenze di DNA che si ripetono con una regolarità sospetta. Proprio quella ripetizione ha attirato l’attenzione di uno degli agenti impegnati nell’analisi, che ha segnalato il pattern ai ricercatori umani. L’architettura ricorda quella di CRISPR, il sistema di difesa batterico che ha dato origine alle più note tecniche di editing genetico, ma la somiglianza riguarda l’impianto generale, non la funzione.

Ed è qui che serve prudenza. Anthropic stessa ammette di non sapere ancora cosa facciano concretamente questi enzimi, e dichiara che al momento non esistono evidenze di applicazioni pratiche. La scoperta è passata attraverso verifiche supplementari e test di laboratorio condotti da scienziati in carne e ossa, perché se l’intelligenza artificiale ha fatto emergere l’indizio dal rumore di fondo dei dati, la validazione è rimasta un lavoro umano. Anche Dario Amodei, amministratore delegato dell’azienda, ha usato toni misurati, definendo il risultato degno di una tesi di dottorato ma di portata ancora incerta, e paragonando il percorso dell’intelligenza artificiale in biologia a quello già osservato in matematica.

I numeri raccontano comunque qualcosa di nuovo, con circa 950 agenti, 210 milioni di token consumati e un’analisi che nessun gruppo di ricerca avrebbe potuto condurre nello stesso arco di tempo. Il laboratorio è parte dell’espansione di Anthropic verso la ricerca assistita dall’intelligenza artificiale, scoperta di nuovi farmaci inclusa.

Il punto interessante non è la scoperta in sé, che potrebbe rivelarsi marginale, ma il cambio di ruolo che lascia intravedere, dall’assistente che riassume la letteratura all’esploratore instancabile che genera ipotesi da sottoporre a verifica. È un modello di ricerca in cui la macchina amplia enormemente la superficie esplorabile e l’essere umano decide cosa valga la pena inseguire. Se il paragone con la matematica reggerà, la biologia computazionale potrebbe conoscere presto una stagione di risultati frequenti, e altrettanto frequentemente da ridimensionare.

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